I dinosauri

“I dinosauri erano bestioni lenti, grossi e stupidi” – FALSO!

Grazie ai nuovi film della saga di Jurassic Park, chiamata ora Jurassic World, i dinosauri sono tornati di moda anche presso il grande pubblico. I bambini invece li hanno sempre amati, e non c’è ragazzino sotto i dieci anni che non sappia a memoria i nomi delle specie più famose.

Ma i dinosauri non sono solo “roba per bambini”. Dare un’occhiata un po’ più approfondita al loro mondo può insegnarci qualcosa anche sul nostro. Vediamo come.

La frase con cui abbiamo aperto questo post era, un tempo, considerata vera. Anche dai paleontologi. I dinosauri erano immaginati come creature che si trascinavano stancamente in mezzo a giungle primordiali umide e nebbiose: gli erbivori brucavano felci e canne di palude, e i carnivori facevano loro la posta, scatenando battaglie all’ultimo sangue quando si avventavano sulla preda. Si pensava addirittura che i dinosauri più grandi, come il famoso Brontosauro, fossero troppo grossi per vivere sulla terraferma, e fossero costretti a rimanere immersi nelle acque delle paludi, che potevano meglio sostenere il loro enorme peso.

Questa immagine dei dinosauri risale alla loro scoperta, avvenuta a metà dell’Ottocento, quando furono dissotterrati i primi scheletri fossili e venne coniato il termine, una parola che deriva dal greco e significa “lucertole terribili”.

Si dovettero aspettare gli Anni Sessanta e Settanta del Novecento perché le cose iniziassero a cambiare. Nel 1969 il paleontologo statunitense John Ostrom scoprì il Deinonychus: era un carnivoro agile e veloce, intelligente, capace di cacciare in gruppo e armato di due terribili artigli sulle zampe posteriori; in pratica, un parente del Velociraptor reso famoso da Jurassic Park.

Da allora le scoperte si susseguirono a ritmo serrato, cambiando per sempre la percezione dei dinosauri e rendendoli popolari anche presso il grande pubblico. Un aiuto fondamentale venne anche dai paleo – artisti, ovvero pittori e disegnatori che si specializzarono nella rappresentazione dei dinosauri e della vita preistorica, lavorando a stretto contatto con i paleontologi e creando ricostruzioni scientificamente corrette, perlomeno secondo le conoscenze dell’epoca. Si parlò addirittura di “Rinascimento dei Dinosauri”, tanto fu repentino il cambio di rotta rispetto al passato.

La seconda grande rivoluzione dei dinosauri avvenne proprio grazie a Jurassic Park. Uscito nel 1993, il film di Steven Spielberg innescò una nuova ondata di interesse, che portò a nuove ricerche e a nuove scoperte. E alleviò, almeno per qualche tempo, la cronica carenza di finanziamenti che i paleontologi, al pari dei ricercatori di qualsiasi disciplina, devono quotidianamente affrontare.

Quello dei finanziamenti è un problema non di poco conto. Per ottenerli, ed avere quindi la possibilità di portare avanti le proprie ricerche e i propri studi, gli scienziati di ogni campo devono non solo produrre risultati, ma anche presentarli in modo accattivante, coinvolgente: devono, in altre parole, scegliere una narrazione, uno storytelling, come si dice oggi.

Come fare, dunque, per mantenere vivo l’interesse del pubblico?

Prendiamo un’immagine classica: il Triceratops contro il T-Rex. Di solito si pensa che il Triceratops, grazie alle sue lunghe corna, avrebbe potuto facilmente difendersi, e che almeno in qualche caso avrebbe vinto il confronto, sbudellando il T-Rex e squarciandogli la pancia. Ma gli studi sulle ossa del Triceratops e degli altri dinosauri cornuti hanno dimostrato che le corna erano troppo fragili per reggere ad un simile impatto. In altre parole, se il Triceratops avesse cercato di incornare il T-Rex le sue corna si sarebbero spezzate, lasciandolo del tutto indifeso. Il confronto con gli animali odierni, che si sono evoluti occupando gli ambienti e assumendo gli stili di vita che erano stati dei dinosauri, ha portato a capire che, con ogni probabilità, le corna avessero più che altro un ruolo nelle lotte all’interno del branco, per il predominio di un maschio dominante e il suo diritto ad accoppiarsi con le femmine, esattamente come fanno oggi i cervi. Costituivano un apparato molto scenografico ma di poca utilità pratica, un po’ come la ruota del pavone.

Questo piccolo esempio mostra la tendenza, necessaria ma non per questo corretta, a mantenere in vita certe immagini per conservare l’attenzione del pubblico. L’unico modo che gli scienziati hanno per ottenere i soldi dei finanziamenti è fare degli annunci roboanti, che almeno per qualche tempo attraggano gli sguardi di tutti sul loro lavoro.

Ecco un altro esempio. Quando venne studiato con attenzione lo Spinosaurus – il carnivoro protagonista del terzo film della saga originale di Jurassic Park, caratterizzato dal lungo muso da coccodrillo e dalla vela sulla schiena – ci si affrettò a presentarlo al pubblico come “più grande del T-Rex!” : e anche nel film lo si mostra mentre sconfigge, con estrema facilità tra l’altro, il “re dei dinosauri”.

Ma anche in questo caso i dati sono falsati. O meglio, vengono divulgati solo quelli che possono risultare sensazionali (e comprensibili al più vasto pubblico possibile): tutto per evitare la noia.

Lo Spinosaurus era effettivamente più grande del T-Rex, ma solo in lunghezza, e solo di uno o due metri al massimo. La sua struttura fisica era molto più snella e leggera, le sue mascelle molto più deboli, perché adatte – secondo gli studiosi – ad afferrare i pesci dei fiumi africani dove viveva, non certo a strappare enormi tranci di carne dalla schiena di indifesi erbivori. È probabile che si nutrisse anche di carogne – il muso lungo era adattissimo per frugare in una carcassa – ed è verosimile che quando incontrava un altro carnivoro – nell’Africa dei dinosauri ce n’erano parecchi, molti dei quali grandi e feroci come il T-Rex – fuggisse a zampe levate, perché in un confronto avrebbe avuto la peggio.

Siamo quindi di fronte ad un problema di “verità parziale”, la cui diffusione sbagliata, spesso volutamente (anche se come abbiamo visto per motivi che possono essere condivisibili), porta alla nascita di vere e proprie “bufale” (o fake news, se preferite).

Eccone un’altra.

 

“I dinosauri si estinsero a causa della caduta di un asteroide”PARZIALMENTE FALSO

Molto del fascino dei dinosauri è dovuto alla loro scomparsa. Come è stato possibile che creature così grandi, così forti, così ben adattate al loro mondo, tanto da abitarlo per centinaia di milioni di anni ed evolversi in mille forme e dimensioni, siano sparite in un tempo tutto sommato breve, se rapportato alla scala delle ere geologiche?

65 milioni di anni fa cadde effettivamente un asteroide sul nostro pianeta, un asteroide bello grosso. E qualunque bambino appassionato di dinosauri saprebbe dirvi esattamente dove cadde: nella penisola dello Yucatan, in Messico. All’epoca, ovvero la fine del periodo Cretaceo, i continenti erano già più o meno nella posizione attuale, ma il profilo delle coste era leggermente diverso: oggi infatti le tracce del cratere lasciato dall’impatto si possono vedere per metà sulla terraferma e per metà in mare.

L’ipotesi dell’asteroide venne in realtà formulata prima che si trovassero le tracce del cratere, e fu tutt’altro che campata in aria. Si basava infatti su precise analisi geologiche di rocce risalenti alla fine del Cretaceo, in diverse parti del mondo (tra cui anche in Italia, a Gubbio). Passarono ben dieci anni tra la formulazione di questa teoria e la scoperta effettiva del cratere, ma infine si ebbe la conferma.

Tutto risolto? No, per niente.

Quella dei dinosauri fu infatti non la prima, bensì la QUINTA grande estinzione di massa sul nostro pianeta: ed oggi è iniziata la sesta, causata dagli esseri umani.

Insieme ai dinosauri scomparve il 75% delle specie animali, sulla terra, nei mari e nei cieli. Tutti gli animali di taglia superiore a quella di un cane sparirono. Non da un giorno all’altro, si capisce, ma abbastanza velocemente se si considerano come scala i tempi geologici.

La caduta dell’asteroide non avrebbe potuto, da sola, provocare una simile strage.

Se l’asteroide fosse l’unico imputato, avrebbe certamente portato all’estinzione dei dinosauri, che vivevano sulla terraferma, e forse anche dei rettili volanti (pterosauri e pteranodonti). Ma avrebbe risparmiato – fatti salvi i devastanti tsunami seguiti all’impatto, che effettivamente ci furono – gli organismi marini. E quindi forse oggi vedremmo nuotare negli oceani i Plesiosauri, i Mosasauri, gli Ittiosauri, oltre alle numerosissime specie di Ammoniti, i molluschi con i tentacoli dalla caratteristica conchiglia a spirale (oggi ne sopravvive solo una, chiamata Nautilus, considerata estinta come le altre e riscoperta solo nell’Ottocento: un vero e proprio fossile vivente).

Come per altri eventi – si pensi, ad esempio, alla caduta dell’Impero Romano, o all’attuale crisi economica mondiale iniziata nel 2008 – non bisogna mai accontentarsi di una sola spiegazione o causa, ma considerarne molte insieme, che hanno agito contemporaneamente provocando lo sconquasso che si sta cercando di spiegare.

Nel caso dell’estinzione dei dinosauri, così come per le altre quattro avvenute in precedenza, questa somma di fattori ha un nome che oggi conosciamo molto bene: IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Sotto questa definizione trovano posto: eruzioni vulcaniche, mutamento delle correnti marine, diversa concentrazione dei gas nell’atmosfera, diffusione di nuove piante, variazioni di temperatura e chi più ne ha più ne metta. Tutte cause che si influenzano a vicenda e si combinano moltiplicando i loro effetti.

Il cambiamento climatico c’è quindi sempre stato. Nel corso di milioni di anni ha plasmato e modellato la Terra così come la conosciamo.

Oggi i suoi effetti sono accelerati e peggiorati dall’intervento dell’uomo. Che quindi ha la sua parte – gravissima – di responsabilità. Ma non l’ha provocato lui, e soprattutto non ha la minima possibilità di difendersi, né con la tecnologia né se per miracolo iniziasse a vivere di punto in bianco a impatto zero.

I dinosauri erano perfettamente adattati al loro ambiente. Così ben adattati che, dopo milioni di anni, non sono più stati in grado di cambiare di nuovo, per rispondere alle mutate condizioni ambientali. L’asteroide ha quindi semplicemente dato il colpo di grazia a una situazione di crisi irreversibile già in atto. Se non fosse caduto, i dinosauri si sarebbero estinti lo stesso.

 

FONTI:
Steve Brusatte, Ascesa e caduta dei dinosauri, UTET 2018

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