GILGAMES – Il primo eroe

Prima dell’Iliade e dell’Odissea, prima di Achille ed Ettore, prima di Ulisse e Penelope, prima della guerra di Troia e del lungo ritorno a Itaca, un altro eroe era nato nelle pagine di un poema epico.
Gilgames. Il primo. Il più antico di tutti.

Gilgames è l’eroe nazionale dei popoli del Vicino Oriente antico. I Sumeri, che per primi ne narrarono le gesta. I Babilonesi, che lo resero famoso. E infine gli Assiri. Nella loro capitale Ninive, oggi in Iraq, fu ritrovata già nell’Ottocento la biblioteca del grande re Assurbanipal, comprendente migliaia di tavolette coperte di caratteri cuneiformi (il sistema di scrittura tipico dei popoli del Vicino Oriente antico), alcune delle quali hanno restituito una delle tante versioni del poema.
L’ Epopea di Gilgames non è infatti un testo unitario, scritto una volta sola in forma definitiva. Del resto non lo sono nemmeno l’Iliade e l’Odissea. La versione che noi possediamo dei poemi di Omero è infatti solo l’ultima di un lungo processo, culminato con la redazione scritta alla fine del Sesto Secolo avanti Cristo. Fino a quel momento erano stati tramandati solo oralmente.
L’Epopea di Gilgames invece ha avuto numerose stesure differenti, scritte in luoghi e tempi diversi. Un periodo di 1500 anni, dal 2000 avanti Cristo al 500 avanti Cristo. E una geografia che va dalla Turchia alla Siria e dall’Iraq all’Iran.

Gilgames, inizialmente, è un personaggio negativo. È un semidio, re della città di Uruk (città che esiste realmente, ed è stata scavata e studiata dagli archeologi: oggi si trova in Iraq). Possiede una straordinaria forza fisica, ma non è un buon sovrano, anzi è prepotente e tirannico. Il popolo vuole liberarsi di lui, e invoca l’aiuto degli Dei, i quali decidono di creare un essere capace di sconfiggerlo. Nasce così Enkidu, l’uomo-bestia, il Signore degli Animali. Ben presto scoppia un lungo ed estenuante combattimento, al termine del quale i due contendenti scoprono di essere di pari forza.
È l’inizio di una straordinaria amicizia. Insieme, i due eroi affronteranno grandi imprese, come l’uccisione del mostro Hubaba, guardiano delle foreste di cedri del Libano, e la cattura del Toro del Cielo, mitica bestia creata dagli Dei.
La loro unione si interrompe però bruscamente con la morte di Enkidu, voluta dagli Dei, che non possono perdonare l’offesa a loro arrecata con la cattura del Toro del Cielo.
Gilgames è disperato per la morte dell’amico, ma è anche consapevole che lui stesso un giorno dovrà lasciare la vita. Così intraprende un lungo viaggio in cerca di un suo antenato, l’unico uomo che sopravvisse al Diluvio Universale, custode del segreto dell’immortalità. Dopo una lunga serie di prove infine lo raggiunge, e ascolta da lui la narrazione del Diluvio Universale. Ma il segreto dell’immortalità gli sarà per sempre precluso.

(Le mura della città di Uruk, che secondo il mito furono erette proprio da Gilgames – Foto tratta dal sito dell’Università di Chicago )

Il poema tratta dunque di temi che ritorneranno spesso nella letteratura di tutti i tempi. La Natura, rappresentata da Enkidu, che viene regolata dall’incontro con l’uomo. L’uccisione dei mostri primordiali, che pone fine al caos primigenio e inaugura l’era della civiltà. La paura della morte e il tentativo di tenerla lontana, da sempre destinato al fallimento.
E ovviamente il mito del Diluvio Universale, di cui proprio nelle varie versioni di questo poema si trova la prima traccia. Un mito che (come abbiamo visto in Che cos’è la religione? e in Ebraismo (Parte Seconda) : in esilio a Babilonia) gli Ebrei si sono limitati a copiare, e hanno poi passato al Cristianesimo.

FONTI :
La Saga di Gilgames, a cura di Giovanni Pettinato, Mondadori 2004
Giovanni Pettinato, Mitologia assiro-babilonese, UTET 2005
Giovanni Pettinato, Mitologia sumerica, UTET 2001

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