Ebraismo: nascita di una religione

Dove: regione corrispondente all’attuale Israele
Quando: dal 1000 avanti Cristo al 587 avanti Cristo
Perché: perché la Bibbia NON ha ragione
Di cosa parleremo: delle prime fasi del suo sviluppo, fino all’esilio a Babilonia.

All’inizio della loro storia gli Israeliti – non è corretto, in quest’epoca, chiamarli Ebrei – non avevano ancora adottato alcuna religione monoteistica. Che, comunque, non era un’idea nuova. In tutto il Medio-Oriente era infatti presente, da tempi immemori, la tendenza a privilegiare il culto di una divinità maschile e patriarcale, che emergeva sulle altre figure divine pur senza cancellarle del tutto. Ogni città-stato, dalla grande Babilonia a quelle piccole della costa, spesso aveva il suo Dio.

L’idea di un Dio nazionale è stata quindi copiata dalle popolazioni vicine, ma soprattutto si affermerà solo molti secoli dopo. E lo stesso avverrà per la Legge ebraica (i Dieci Comandamenti e tutto il resto), fondamento dell’organizzazione sociale, che la tradizione biblica pretende essere esistita già in quest’epoca ma che in realtà nacque anch’essa molto dopo.

Siamo intorno all’anno 1000 avanti Cristo. Il culto di Yahweh era diffuso inizialmente nella città di Hebron. Qui aveva la sua capitale un sovrano che la Bibbia ha reso famoso, ma che in realtà governava su un territorio molto ristretto: Davide. Le campagne militari che condusse gli permisero di ampliarlo fino ad inglobare un’altra città della regione, all’epoca di poca o nessuna importanza, e certamente ancora non centrale nell’orizzonte di pensiero degli Israeliti: Gerusalemme.

Davide vi trasferì la sua corte, e con essa il culto di Yahweh. Ma nemmeno adesso esiste un monoteismo esclusivo: il Dio degli Israeliti convive pacificamente con una moltitudine di altre figure divine, maschili e femminili.

Dopo Davide salì sul trono Salomone, l’ultimo dei suoi tanti figli, che dovette guadagnarsi la corona dopo le solite lotte di corte. Anche lui comunque fu un sovrano di secondo piano, a capo di un territorio povero, tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione dell’epoca: di certo non poteva avere contatti addirittura con il regno di Saba, che si estendeva nell’odierno Yemen, nel profondo sud della penisola arabica. La tradizione biblica vuole che sia stato lui a costruire il Tempio di Gerusalemme, ma non ci sono prove, né storiche né archeologiche. E anche sotto di lui Yahweh rimase solo un Dio fra tanti.

Scomparso Salomone il regno si divise, anche per via di una crisi che investì l’intera regione, causata da un attacco dell’Egitto. Benché breve e priva di effetti duraturi, l’invasione egiziana fece saltare gli equilibri politici, non solo degli Israeliti ma di tutti i popoli vicini.

Siamo alla fine del Decimo Secolo avanti Cristo. In quest’epoca nacquero i due regni di Israele, a nord, e di Giuda, a sud. È la prima volta che viene usato in forma ufficiale il nome “Israele”, già diffuso nella zona ma mai per indicare uno Stato. Israele fondò la sua nuova capitale, Samaria, mentre Giuda mantenne Gerusalemme come centro principale.

Le vicende dei due regni sono in parte diverse dal punto di vista religioso. In quello di Israele il culto di Yahweh inizia piano piano ad affermarsi come tipico degli Israeliti: ma sia nella capitale Samaria che altrove esso convive apertamente con quello delle divinità fenicie, in particolare Baal. Sacerdoti dell’uno e dell’altro Dio venivano consultati dai re, secondo una prassi comune a tutto il Vicino Oriente, e i conflitti tra i due non sono religiosi ma politici: non affermazione di un Dio sull’altro, ma lotte per il favore del re.

Il regno di Giuda, che da un certo periodo in poi, pur mantenendo l’indipendenza, fu vassallo di quello di Israele, poté concentrarsi sulle proprie vicende interne. Qui il culto di Yahweh era più forte: esisteva già un tempio a lui dedicato, che la tradizione biblica posteriore dirà costruito da Salomone, ed era il culto ufficiale della casa regnante. Ma, di nuovo, non era ancora unico ed esclusivo, poiché accanto ad esso, specie tra il popolo e nelle campagne, erano ben vivi e vitali culti di altre divinità.

Quanto alle caratteristiche del culto, quelle che leggendo la Bibbia appaiono tipiche del Dio israelita (divinità nazionale di una determinato popolo, che assiste in guerra ma punisce se si dimostra infedele) sono invece comuni a tutti i popoli del Vicino Oriente, dagli Assiri e Babilonesi fino ai piccoli regni locali.

Tutte queste vicende vennero poi rielaborate nei due Libri dei Re.

Dopo due secoli di relativa tranquillità arriva un nuovo sconvolgimento. Non più da sud, dall’Egitto, ormai in crisi profonda e ben lontano dalle glorie dei grandi Faraoni, ma da est. Scendono in campo gli Assiri e i Babilonesi.

Siamo nell’Ottavo Secolo avanti Cristo. Gli Assiri espandono per l’ultima volta il loro impero. Secondo una prassi esistente da secoli nel Vicino Oriente gli abitanti delle zone conquistate vengono deportati nel regno vincitore: e non solo le famiglie regnanti, come ci si aspetterebbe, ma tutta la popolazione. Israele crolla, mentre Giuda fa atto di sottomissione e dietro pagamento di un tributo e la promessa di fedeltà conserva una relativa indipendenza. Il regno si consolida, grazie anche all’apporto di transfughi da Israele, e definisce in modo più saldo anche l’aspetto religioso: per la prima volta non vengono più tollerati i culti di altre divinità. Inizia anche a svilupparsi un’ideologia religiosa: Israele è caduto perché si è allontanato dal culto di Yahweh, mentre Giuda che lo ha mantenuto è riuscito a sopravvivere.

Ma non è finita. Appena un secolo dopo l’Assiria crolla per sempre, sconfitta da un’alleanza di Babilonesi e Medi, gli antenati dei Persiani. Nell’intervallo – circa 50 anni – tra il dominio assiro e quello babilonese il regno di Giuda recupera l’indipendenza totale, ma soprattutto – con le riforme del re Giosia – stabilisce ufficialmente il culto monoteistico ed esclusivo di Yahweh. Non solo, stabilisce anche il testo della Legge, fondamento dello Stato, e inizia a ripensare e riscrivere tutta la storia precedente.

Ora è la volta dei Babilonesi, con il famoso re Nabucodonosor II. Questi attacca direttamente anche il regno di Giuda. È il momento della distruzione di Gerusalemme e del Tempio (587 a.C.). Inizia il periodo della “cattività babilonese”, abbastanza breve tutto sommato: infatti già nel 539 a.C. Babilonia crolla, conquistata da Ciro il Grande, fondatore dell’Impero Persiano.

Ma è in questi anni, in una città straniera, lontana e dominatrice, che nascono tutte le storie, le immagini, le convinzioni che faranno degli Israeliti il popolo degli Ebrei.

 

FONTI:
Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, Le tracce di Mosè. La Bibbia tra storia e mito, Carocci 2002 e successive ristampe
Giovanni Garbini, Dio della terra, Dio del cielo. Dalle religioni semitiche al giudaismo e al cristianesimo, Paideia 2011
Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza 2003
Ida Oggiano, Dal terreno al divino. Archeologia del culto nella Palestina del primo millennio, Carocci 2005
J. Alberto Soggin, Israele in epoca biblica. Istituzioni, feste, cerimonie, rituali, Claudiana 2000

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