DANTE, SENZA PAURA (EPISODIO 1) – UN PRIMO SGUARDO

Il 2021 sarà l’anno di Dante. Ormai lo sanno tutti. E c’è già anche una giornata dedicata a lui, che ricorrerà sempre: il Dantedì, fissato al 25 Marzo, data nella quale si fa tradizionalmente iniziare il suo viaggio nell’oltretomba. L’istituzione del Dantedì è stata proposta al Consiglio dei Ministri dal Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, il quale ha accolto i suggerimenti avanzati dall’Accademia della Crusca e da altre importanti istituzioni culturali italiane.

 

Nel corso del 2020, per prepararsi all’anniversario, sono stati pubblicati numerosi saggi su Dante. Il più venduto è apprezzato è senza dubbio quello di Alessandro Barbero, il celebre storico e divulgatore, pubblicato da Laterza. Barbero si concentra sul Dante uomo, lasciando da parte il letterato: del resto, come spiega lui stesso, non è di sua competenza un’analisi letteraria del Sommo Poeta, non è il suo mestiere.

 

Ricostruire la vita di Dante non è affatto semplice. I documenti dell’epoca che ci informano sulla sua famiglia, sui suoi studi, sui suoi viaggi e spostamenti, sono assai pochi.

Anche il suo aspetto rimane ignoto. L’immagine classica che abbiamo di lui – la lunga veste rossa, il naso adunco, l’alloro dei poeti a contornargli il capo – si è stratificata nei secoli successivi, ma non è affatto detto che risponda alla realtà.

 

Il più antico ritratto di Dante, attribuito nientemeno che a Giotto (ma quasi certamente eseguito da suoi aiutanti di bottega), si trova nel Palazzo del Bargello a Firenze, nella Cappella del Podestà. Fa parte di un grande affresco raffigurante i beati del Paradiso: Dante si trova tra loro, e ha in mano un libro, forse proprio la Commedia.

Giotto (1267 – 1337) era non solo concittadino, ma anche contemporaneo di Dante (1265 – 1321). Gli affreschi furono realizzati tra il 1330 e il 1337. Dante era dunque già morto, ma è molto probabile che Giotto lo conobbe. Per questo generalmente si ritiene che questo ritratto sia quello che più si avvicina al vero aspetto del Sommo Poeta.

 

Particolare dell’affresco nella Cappella del Podestà – Firenze, Palazzo del Bargello

 

Di sicuro si sa che fu famoso già in vita, in tutta Italia. Era infatti ben noto come l’autore dell’Inferno e del Purgatorio. Ed erano molti coloro che, avendo letto avidamente le prime due cantiche, attendevano la pubblicazione del Paradiso.

Questa fama la dovette, ironia della sorte, all’esilio. A Firenze, probabilmente, sarebbe rimasto un politico e un letterato di secondo piano, e forse il suo nome si sarebbe perso nel tempo, o sarebbe noto solo a pochi specialisti.

 

Oggi invece, tra le altre cose lo chiamiamo “padre della lingua italiana”. Ogni studente di liceo impara a conoscerlo, e di solito a odiarlo.

 

Ma non dobbiamo avere paura di Dante. Con questa nuova serie di articoli, che si svilupperà lungo tutto l’anno, andremo a scoprire la sua vita, la sua carriera politica e la sua opera letteraria da vicino. Dimostreremo che, 700 anni dopo, vale ancora la pena conoscerlo e studiarlo. E che si può persino amarlo.

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