DANTE, SENZA PAURA – PURGATORIO, CANTO 9

TRAMA

 

In Italia sta albeggiando, mentre sulla montagna è calata la notte.
Dante, che a differenza degli altri ha ancora con sé il proprio corpo mortale, è preso dalla stanchezza: si stende sull’erba e si addormenta.

 

Passano le ore, e anche sul monte si avvicina il mattino.

In quell’ora prima del ritorno della luce Dante sogna un’aquila con penne dorate scendere dal cielo, e gli pare di essere su un altro monte, l’Ida, vicino a Ilio, dal quale il bel giovanetto Ganimede venne rapito e portato sull’Olimpo.

L’aquila scende in picchiata su di lui, rapida come il fulmine. Lo afferra e lo trasporta in alto, fino alla sfera del fuoco.

Qui il calore è così forte che entrambi sembrano avvolti dalle fiamme.
L’impressione è tale che Dante, scosso, si sveglia.

 

Non si trova più nella valle, e accanto a lui c’è solo Virgilio. Il sole è sorto già da due ore.

 

“Non aver paura” gli dice Virgilio “Sta’ tranquillo, perché siamo ormai a buon punto. Non risparmiarti, anzi, dai fondo a tutte le tue forze.

 

Tu ora sei arrivato all’ingresso del Purgatorio: guarda, l’entrata è lì, dove il monte sembra aprirsi.

Prima, mentre tu dormivi, là nella valle è giunta una donna, e così ha parlato:

<< Io sono Lucia. Lasciate che prenda con me quest’uomo che dorme, così lo aiuterò nel suo cammino. >>

 

Sordello e gli altri sono rimasti lì. Lei, appena spuntato il giorno, ti prese con sé e ti portò qui, mentre io seguivo i suoi passi.

 

Qui ti ha lasciato, per poi mostrarmi l’entrata aperta. Poi se n’è andata, e con lei il tuo sonno.”

 

 

(Santa Lucia trasporta Dante addormentato – incisione di William Blake)

 

Dante ora è rassicurato. Virgilio, che lo vede tranquillo, riprende il cammino.

 

Si avvicinano all’ingresso del Purgatorio. C’è una spaccatura nella roccia, e dentro di essa una porta, per arrivare alla quale si salgono tre gradini di colori diversi.

 

Ed ecco l’angelo guardiano, ancora silenzioso, seduto sul gradino più alto, così sfolgorante di luce che Dante non riesce a sopportarne la vista.
I raggi luminosi sono riflessi dalla lama della spada che tiene in mano.

 

“Cosa volete?” chiede loro “Chi vi ha condotto sin qui? Badate che questa salita non vi rechi dolore.”

 

“Fu una donna del cielo che poco fa ci mostrato questa porta” risponde Virgilio.

 

“Che lei possa dunque agevolarvi il cammino” ribatte l’angelo con voce gentile “Venite dunque davanti a questi gradini.”

 

Il primo gradino è di un marmo così bianco e nitido che Dante ci si può specchiare perfettamente.
Il secondo è di colore nerissimo, fatto d’una pietra ruvida, con una crepa per il lungo e un’altra di traverso.
Il terzo sembra fatto di porfido rosso, vivido come il sangue che sprizza da una vena.

 

L’angelo poggia i piedi su quest’ultimo, e sta seduto su una soglia che pare fatta di diamante.

 

Virgilio aiuta Dante a salire i gradini, dicendogli: “Ora chiedi umilmente che ci apra la porta.”

 

Dante si inginocchia devotamente di fronte all’angelo, domandando misericordia, e battendosi tre volte il petto chiede che la porta sia per loro schiusa.

 

L’angelo preme la punta della spada sulla sua fronte, incidendovi sette P.

 

“Quando sarai dentro, dovrai lavare via ciascuna di queste ferite”

 

Da sotto la sua veste color della cenere tira fuori due chiavi, una d’oro e una d’argento. Prima fa girare quella d’argento, poi quella d’oro, e apre la porta.

 

“Se una di queste chiavi non gira bene nella toppa” spiega l’angelo “la porta non si apre.

 

La prima è la più preziosa, ma è l’altra che richiede capacità straordinarie, poiché essa sola fa scattare la serratura.

Me le ha date San Pietro. E mi disse che era meglio sbagliare ad aprire piuttosto che tenere chiuso, purché chi giunge qui si prostri ai miei piedi.

Andate dunque” dice spingendo i battenti della porta “Ma badate che se vi guarderete indietro verrete respinti fuori.”

 

I cardini di metallo cigolano mentre la porta si apre.

 

E subito Dante ode un canto, che gli pare un Te Deum. Ma non distingue bene le parole, poiché molte sono le voci che lo intonano, come in un coro.

 

(L’angelo guardiano della porta – Illustrazione di Gabriele Dell’Otto)

 

 

COMMENTO

 

É tempo di lasciare l’anticamera, con le anime che ancora si trovano lì, ed entrare nel Purgatorio vero e proprio.

 

L’ultimo tratto prima della porta Dante lo compie con l’intercessione di Santa Lucia, che qui interviene direttamente, come già aveva fatto quando – su invito della Madonna – aveva esortato Beatrice a venire in soccorso di Dante smarrito nella Selva Oscura; e Beatrice era scesa all’inferno in cerca di Virgilio.

(ricordate? https://stefanotartaglino.it/dante-senza-paura-inferno-canto-2 )

 

Prima di oltrepassare la porta custodita dall’angelo è però necessario compiere un nuovo rito.

 

Sulla spiaggia Virgilio ha lavato dal viso di Dante la fuliggine dell’inferno: un gesto che simboleggia il battesimo, con il quale viene lavato via il peccato originale.

 

Qui invece i tre gradini rimandano alla confessione.

 

Il primo gradino, lucido come uno specchio, permette di guardare dentro di sé, scoprendo i propri peccati.
Il secondo gradino, nero, ruvido e spaccato, simboleggia la fatica del penitente, ora costretto a rivelare apertamente i peccati che ha commesso.
Il terzo, rosso come il sangue, rappresenta la necessità di sanare la ferita: per riparare ai peccati commessi ed essere riconosciuti sinceri nel proprio pentimento bisogna compiere opere di carità.

 

Le sette P che l’angelo incide con la spada sulla fronte di Dante sono i sette peccati capitali. Ricordiamoli ancora una volta, dal più grave al più leggero: Superbia – Invidia – Ira – Accidia – Avarizia – Gola – Lussuria.

 

Questo sarà anche l’ordine in cui li incontreremo da qui in avanti.
Infatti, come abbiamo già visto, il Purgatorio è conformato al contrario dell’Inferno: il peccato più grave, la Superbia, deve stare il più lontano possibile da Dio (e infatti Lucifero, simbolo massimo di Superbia, sta in fondo all’Inferno), mentre quello più leggero, la Lussuria, è il primo che si incontra nell’Inferno e l’ultimo che si incontrerà qui.

 

É evidente già a questo punto, senza tema di anticipazioni, che a mano a mano che Dante salirà uno dei peccati sarà cancellato, finché sarà del tutto purificato e pronto per accedere al Paradiso.

 

Un’ulteriore simbologia si ritrova nelle due chiavi che aprono la porta.
La chiave d’oro è la Grazia di Dio, che scende sul peccatore sinceramente pentito.
La chiave d’argento è il perdono concesso dal confessore.

 

Sono necessarie tutte e due.
Infatti senza la presenza di un confessore – persona umana, di carne e sangue come lo stesso peccatore – come si può essere sicuri che Dio abbia veramente perdonato?
Compito del confessore – un ecclesiastico, ovviamente – è certificare l’avvenuto perdono da parte di Dio.

 

Le due chiavi sono state consegnate all’angelo guardiano da San Pietro, che gli ha lasciato anche un importante ammonimento:

 

è meglio far entrare un’anima indegna che lasciarne fuori una meritevole.

 

L’angelo ammonisce i due viandanti a non volgersi indietro una volta superata la porta, altrimenti verranno respinti.
É naturale, se ci pensiamo: bisogna dimostrare di aver del tutto dimenticato, lasciato, cancellato anche il ricordo dei piaceri terreni.

 

Il gesto di volgersi indietro richiama da un lato il mito greco di Orfeo ed Euridice (che è notissimo e non richiameremo qui), dall’altro la storia di Lot, raccontata nell’Antico Testamento: quando Dio decise di distruggere Sodoma e Gomorra salvò Lot e la sua famiglia, gli unici giusti, ingiungendo però loro di non volgersi indietro; la moglie di Lot disobbedì, e divenne una statua di sale.

 

Infine, appena aperta la porta, si sente intonare il canto del Te Deum. Non è una scelta casuale: presente ancora oggi nella liturgia cristiana, serve a implorare Dio di accogliere tutti nella salvezza portata da Cristo.
Quale migliore introduzione per il Purgatorio, luogo dove sostano le anime che saranno ammesse in Paradiso?

 

 

FONTI:

 

La Divina Commedia, a cura di Siro A. Chimenz, UTET 2003
Purgatorio, Mondadori 2020, commento di Franco Nembrini, illustrazioni di Gabriele Dell’Otto
Purgatorio, a cura di Natalino Sapegno, La Nuova Italia 1992

 

Marco Santagata, Il racconto della Commedia. Guida al poema di Dante, Mondadori 2017

 

 

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