TRAMA
Il fumo che avvolge i due viandanti sembra ancora più spesso di quello dell’inferno, più nero di una notte senza stelle, e fa bruciare gli occhi.
Dante non vede niente e Virgilio gli offre il braccio per sostenerlo.
Cammina come un cieco, fidando unicamente nell’aiuto del maestro, che gli dice:
“Fa’ attenzione a non separarti mai da me.”
Poi sente molte voci cantare all’unisono, intonando l’Agnus Dei.
“Maestro, sono spiriti quelli che sento?”
“Proprio così. Sono quelli che scontano il peccato dell’Ira.”
Ed ecco che una voce si leva verso di lui:
“Chi sei tu che passi attraverso questo fumo, e parli di noi come se misurassi ancora il tempo in giorni e settimane?”
“Rispondi” gli comanda Virgilio “E chiedi se è questa la via per salire ancora.”
“O creatura che ti stai purificando per tornare perfetta da Colui che ti ha creato, se mi segui sentirai delle cose davvero fuori dall’ordinario.”
“Ti verrò dietro quanto posso, e staremo uniti attraverso l’udito, perché il fumo non ci permette di vederci.”
“Giungo quassù ancora avvolto dal velo della carne, che si dissolve con la morte, e per arrivare qui sono passato attraverso la fossa dell’inferno.
Sembra che Dio mi abbia colmato della Sua grazia, poiché vuole che ammiri il Suo regno in un modo completamente diverso rispetto al solito.
Perciò non tenermi nascosto il tuo nome, ma dimmelo, e dimmi anche se questa è la strada giusta per salire: le tue parole ci faranno da guida.”
“Sono nato nell’Italia Settentrionale, e fui chiamato Marco. Ero molto esperto delle cose del mondo, e amai la virtù, che oggi più nessuno ricerca.
Se devi salire, stai andando dalla parte giusta.
Ti supplico solo di pregare per me, quando sarai lassù in Paradiso.”
“Lo farò, te lo giuro solennemente. Ma prima che io vada debbo sciogliere un dubbio che mi arrovella.
Già nell’altra cornice mi era sorto, ed ora è raddoppiato per via di queste tue parole.
Il mondo è davvero ormai privo di ogni virtù, come tu stesso hai appena detto, e pieno di malvagità.
Te ne prego, dimmi qual è la ragione di tutto questo, così che io la veda e possa indicarla a tutti.
Infatti alcuni dicono che è colpa degli influssi celesti, mentre altri sostengono che è colpa degli uomini.”
“Oh, fratello, il mondo è cieco, e tu vieni proprio da lì.
Voi che ancora siete in vita attribuite ogni cosa al cielo, come se tutto dipendesse dai suoi movimenti.
Ma se fosse così l’essere umano non avrebbe il libero arbitrio.
Non ci sarebbe alcun premio per aver compiuto il bene, non ci sarebbe alcuna punizione per aver fatto del male.
È vero che il cielo dà inizio a quelli che sono i vostri istinti: ma in voi c’è anche la luce della ragione che vi fa distinguere il bene dal male.
Allo stesso modo avete anche una volontà completamente libera per sceglierne uno dei due.
Voi, pur restando liberi, siete comunque sottomessi a Dio. Ed è Lui ad aver creato la vostra anima razionale, sulla quale gli influssi celesti non hanno alcun potere.
Se il mondo si volge verso il male, la colpa è solo vostra. E ora te lo dimostrerò.
L’anima, quando è appena creata da Dio, è ancora semplice e innocente, non sa nulla del Bene e del Male.
Essendo messa in movimento da un Creatore buono, desidera spontaneamente tornare verso di Lui.
Però, prima di poterlo fare, sente il richiamo di un bene più piccolo, e lo scambia per quello grande e vero: e gli corre dietro, se non c’è nessuno che la guida e la corregge.
Per questo sono state istituite le leggi.
Per questo è necessario avere un sovrano che possa mostrare a chi lo segue almeno la torre della vera città, che si vede da più lontano.
Oh, le leggi ci sono, ma nessuno le applica.
Se le persone vedono il proprio sovrano masticare solo i beni del mondo, di cui anch’esse sono ghiotte, si nutriranno di quelli e non chiederanno nient’altro.
Capisci dunque che la causa della malvagità del mondo deriva dall’essere mal governati, e non dalla natura umana corrotta.
L’antica Roma, che ha retto il mondo nel modo migliore, aveva due soli, ciascuno dei quali faceva vedere una strada: da una parte quella del mondo, dall’altra quella di Dio.
Oggi uno dei soli ha spento l’altro. Il pastorale si è unito alla spada, ma procedendo confusi insieme camminano malamente, e non si temono più a vicenda.
Nelle terre bagnate dall’Adige e dal Po un tempo si trovavano virtù e cortesia, prima che l’imperatore Federico si scontrasse con il Papa.
Oggi di lì può passare chiunque abbia vergogna di avvicinarsi alle persone oneste e virtuose.
A dir la verità ci sono ancora tre uomini, ormai vecchi, che rimpiangono il tempo antico, e sperano che Dio li chiami presto a Sé.
Sono Corrado da Palazzo, il valoroso Gherardo e Guido da Castello, che è più noto col nome francese dell’onesto Lombardo.
Vedi da te che la Chiesa di Roma, avendo confuso dentro di sé, entrambi i poteri, è caduta nel fango e insozza il proprio carico.”
“Oh buon Marco, la tua è una buona spiegazione. E ora capisco anche perché la tribù di Levi non ebbe assegnata in sorte la Terra Promessa.
Ma chi è questo Gherardo di cui parli, che ancora è rimasto testimone di un’epoca onesta in un tempo ormai corrotto?”
“Mi stai ingannando, o forse provocando. Tu sei toscano, e pure non sai niente di lui?
Non lo conosco con altro nome, dovrei forse ricavarlo da sua figlia Gaia.
Ma ora Dio sia con voi, perché non posso più accompagnarvi.
Vedo già una luce fendere il fumo. Là c’è l’angelo, e io non posso comparirgli davanti.”
Marco si volta indietro, e non parla più.

(L’incontro con Marco Lombardo – illustrazione di Gustave Dorè)
COMMENTO
Dante è arrivato sulla cornice degli Iracondi.
Anche qui c’è l’ormai classica pena del contrappasso: chi in vita fu accecato dall’ira ora è avvolto da un fumo nero che impedisce di vedere.
L’anima che discorre con lui è quella di un certo MARCO “LOMBARDO”.
Come si evince dal testo, “Lombardo” non è il suo cognome, ma un appellativo geografico, che significa genericamente “nativo dell’Italia Settentrionale”: a quei tempi infatti il nome Lombardia designava tutto il Nord Italia, non soltanto la regione attuale.
Di lui sappiamo solo quello che ci dice Dante: fu un uomo di corte, vissuto nel corso del Duecento.
I commentatori antichi si dilungano sulle sue qualità, ma è forse inutile cercare di risalire alla sua vera identità.
È più probabile infatti che si tratti di un personaggio inventato da Dante stesso, al solo scopo di fargli pronunciare il suo discorso.
Il potere del libero arbitrio e la necessità per il mondo di essere guidato dai “due soli” (Papato e Impero), che devono rimanere ben distinti, sono infatti concetti che Dante sostiene con forza.
Per questo finge di metterli in bocca a un’anima del Purgatorio.
È come se ci dicesse “Guardate che questo non lo dico io, ma un’anima già salva che può vedere e capire le leggi del Cielo.”
L’accusa per cui uno dei due soli (la Chiesa) abbia spento l’altro (l’Impero) è un’ulteriore frecciatina al Papa Bonifacio VIII, il grande nemico di Dante.
I tre nomi citati alla fine sono quelli di nobili guelfi dell’Italia Settentrionale, che Dante probabilmente conobbe di persona, sia a Firenze sia durante l’esilio.
Il primo è Corrado da Palazzo. Originario di Brescia, venne a Firenze e ricoprì incarichi politici.
Il secondo, su cui Dante si sofferma in chiusura di Canto con un’allusione ancora oggi poco chiara, è Gherardo da Camino, signore guelfo di Treviso. Sembra che abbia ospitato Dante nei primi anni dell’esilio.
Il terzo è Guido da Castello, nobile guelfo di Reggio Emilia. Sembra sia stato in esilio a Verona negli stessi anni di Dante. “L’onesto Lombardo” era il nome con cui lo chiamavano i Francesi, stupiti di trovare una persona come lui tra i Lombardi, cioè gli Italiani, che per loro erano tutti truffatori e furfanti.
FONTI:
La Divina Commedia, a cura di Siro A. Chimenz, UTET 2003
Purgatorio, Mondadori 2020, commento di Franco Nembrini, illustrazioni di Gabriele Dell’Otto
Purgatorio, a cura di Natalino Sapegno, La Nuova Italia 1992
Marco Santagata, Il racconto della Commedia. Guida al poema di Dante, Mondadori 2017
Enrico Malato (a cura di), Dizionario della Divina Commedia, Salerno Editrice 2018 (edizione speciale per il Corriere della Sera, 2 volumi, 2021)