DANTE, SENZA PAURA – PURGATORIO, CANTO 12

TRAMA

 

Dante sta ancora camminando chinato accanto all’anima di Oderisi da Gubbio, ma Virgilio lo esorta a tirarsi su e proseguire.

 

Al contempo gli dice di guardare verso terra. Dante obbedisce, e anche al suolo nota dei bassorilievi, simili a quelli delle tombe nelle chiese, che raffigurano le sembianze di coloro che sono morti.

 

Qui sono scolpiti episodi di superbia punita.

 

Il primo è, naturalmente, Lucifero, la più nobile creatura a cui Dio diede forma, scaraventato giù dal cielo a causa della sua ribellione.

 

 

(Raffaello, San Michele sconfigge Satana, 1518 – Parigi, Louvre)

 

Il secondo è il gigante Briareo, che con i suoi fratelli mosse guerra agli Dei dell’Olimpo e venne fulminato da Giove.
Le membra dei giganti sconfitti giacciono sparse al suolo, mentre Apollo, Marte e Minerva, ancora armati, contemplano il campo di battaglia.

 

Il terzo è Nembrot, il biblico re che ordinò la costruzione della Torre di Babele: solo, abbandonato, osserva il cantiere lasciato a metà e le genti che lo seguirono nella sua temeraria impresa.

 

 

(Confusione delle lingue – Incisione di Gustave Dorè per l’Antico Testamento)

 

E poi Niobe, che si vantò dei suoi quattordici figli e figlie, considerandoli migliori di Apollo e Diana, e che da questi furono uccisi fino all’ultimo.

 

 

(Apollo e Diana che uccidono i figli di Niobe – Cratere dei Niobidi, 450 a.C. circa – proveniente da Orvieto, oggi conservato al Louvre)

 

Ed ecco Saul, primo re d’Israele, che venne punito da Dio per la sua superbia e si uccise gettandosi sopra la sua stessa spada, in un luogo che poi rimase per sempre arido e secco.

 

Aracne, la mitologica fanciulla trasformata in ragno perché osò sfidare Minerva nell’arte della tessitura.

 

Roboamo, re d’Israele successore di Salomone, che fuggì sopra un carro dopo che il popolo si era ribellato al suo malgoverno.

 

Alcmeone, figlio di Anfiarao, che tolse alla madre la vita e il gioiello per avere il quale ella aveva tradito il marito.

 

Sennacherib, re dell’Assiria, che fu ucciso dai suoi figli mentre pregava gli idoli in un tempio, facendosi beffe del Dio di Israele.

 

Tamiri, regina degli Sciti, che fece scempio del corpo di Ciro, re dei Persiani, dopo averlo sconfitto in battaglia.

 

E la fuga degli Assiri quando si seppe della morte di Oloferne, loro generale, decapitato dall’ebrea Giuditta.

 

 

(Artemisia Gentileschi, Giuditta decapita Oloferne, 1612 – Napoli, Capodimonte, Museo Nazionale)

 

E infine Troia, la grande città distrutta dal fuoco al termine della celebre guerra.

 

Non v’è mai stato nel mondo un artista capace di realizzare scene come queste.
I personaggi vivi sembrano davvero di carne, e quelli morti paiono cadaveri: sono così realistiche che sembra di assistere dal vero a questi episodi, come se si fosse lì in quel momento.

 

La mattina è trascorsa, ed è ormai mezzogiorno.

 

“Alza gli occhi ora” dice Virgilio a Dante “E ammira l’angelo che sta venendo verso di noi. Sii rispettoso, così che volentieri egli ci lasci proseguire.”

 

L’angelo li accoglie aprendo le braccia e spiegando le ali.

 

“Venite. I gradini sono qui vicino, e ormai la salita è facile.

Ben pochi sono coloro che accettano questo invito. Voi, umane genti, siete fatte per volare in alto, eppure basta un piccolo colpo di vento per farvi precipitare.”

 

L’angelo mostra la via, e con le ali accarezza la fronte di Dante.

 

Il cammino prosegue attraverso una spaccatura della roccia. E già si sente un nuovo coro di voci, che intona Beati i poveri di spirito.

 

Come sono diversi questi passaggi da quelli infernali! Qui si viene accolti da canti di gioia, là da grida e lamenti.

 

Mentre sale, Dante si sente molto più leggero di prima, e chiede a Virgilio:

 

“Maestro, quale peso mi è stato tolto, tanto che non faccio quasi nessuna fatica a salire?”

 

“Le P che hai impresse sulla fronte sono già stinte. Quando saranno state tutte cancellate sarà per te una gioia continuare la salita.”

Allora Dante si tasta la fronte, e si accorge che delle sette P che l’angelo guardiano gli aveva inciso sulla fronte ne sono rimaste sei, perché una è stata cancellata.

 

 

COMMENTO

 

In questo Canto continua la visione dei bassorilievi incisi nella roccia: questa volta sono sul pavimento, così che le anime dei Superbi, chine verso terra sotto il peso dei massi, possano vederle bene durante il loro percorso.

 

Il primo superbo non può che essere Lucifero, al quale seguono altri personaggi.

 

Gli episodi sono presi dall’Antico Testamento, dalla mitologia classica – in particolare dalle Metamorfosi di Ovidio, testo latino che Dante doveva conoscere molto bene – e dalla storia antica.
Ricordiamo infatti che, per Dante-poeta, non c’è differenza tra storia, mitologia e Bibbia: tutto è successo davvero, tutto serve come esempio.

 

Concluso il cammino su questa cornice, Dante-personaggio è pronto a salire alla successiva.
Ha ben compreso la lezione dei bassorilievi, sa che deve mostrarsi umile, rifuggire la Superbia.

 

Per questo ha meritato l’intervento dell’angelo, che cancella dalla sua fronte la prima delle sette P.
E poiché la Superbia è il peccato più grave, dal quale derivano tutti gli altri, ecco che cancellata la prima lettera le altre appaiono meno visibili.
E Dante si sente già più leggero.

 

 

FONTI:

 

La Divina Commedia, a cura di Siro A. Chimenz, UTET 2003
Purgatorio, Mondadori 2020, commento di Franco Nembrini, illustrazioni di Gabriele Dell’Otto
Purgatorio, a cura di Natalino Sapegno, La Nuova Italia 1992

 

Marco Santagata, Il racconto della Commedia. Guida al poema di Dante, Mondadori 2017

 

Enrico Malato (a cura di), Dizionario della Divina Commedia, Salerno Editrice 2018 (edizione speciale per il Corriere della Sera, 2 volumi, 2021)

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