TRAMA
Le anime, curve sotto il peso dei massi, percorrono in cerchio la prima cornice, intonando la preghiera del Padre Nostro.
E ad essa aggiungono un verso, implorando Dio affinché faccia scendere la Sua benevolenza anche su coloro che ancora sono in vita.
Virgilio si rivolge a loro, domandando qual è la strada meno ripida per salire il monte: infatti, spiega, colui che lo accompagna ha ancora su di sé il corpo mortale, e perciò va più lento anche se vorrebbe esser rapido.
“Venite con noi verso destra” risponde una voce “e troverete un passaggio che può essere salito anche da chi è ancora vivo.
Se non fossi costretto dal masso che porto a guardare verso terra leverei il viso verso colui di cui tu parli, che cela il suo nome, per vedere se lo conosco e implorare la sua pietà per questa mia pena.
Nacqui da un grande nobile toscano: mio padre era Guglielmo degli Aldobrandeschi. Forse avrete sentito parlare di lui.
L’orgoglio per la mia stirpe e per le nobili azioni compiute dai miei antenati mi rese così arrogante che, dimenticando da dove tutti noi veniamo, ebbi il più grande disprezzo per gli altri uomini. Fu questo a uccidermi, come ben sanno i Senesi, e a Campagnatico è cosa nota anche ai bambini.
Io sono Umberto. La superbia non è colpa solo mia, ma ha portato alla rovina anche tutti i miei parenti.
A causa di questo porto il masso qui tra i morti, poiché non lo feci in vita, e lo porterò finché Dio vorrà.”
Dante, per ascoltare meglio, si china a sua volta.
Un’altra anima, vedendolo, lo riconosce e inizia a chiamarlo.
“Oh!” esclama Dante “Tu non sei forse Oderisi da Gubbio, maestro di quell’arte che a Parigi chiamano < alluminare >?”
“Fratello, le pagine miniate da Franco di Bologna sono assai più belle delle mie. L’onore ora va a lui, e solo in parte a me.
In vita non fui però così cortese, tanto grande era il mio desiderio di primeggiare.
La colpa della superbia va ora scontata qui: e non mi sarei salvato se non mi fossi rivolto a Dio quando ancora rischiavo di continuare a vivere nel peccato.
Oh quanto è vana la gloria delle capacità umane! Rimane ben poco verde e rigogliosa sulla cima, a meno che non sia seguita da un’epoca barbara.
In pittura Cimabue si credette il più grande, ma ora quel posto è di Giotto, e la sua fama è svanita.
Il secondo Guido ha tolto al primo la gloria nella poesia, e forse è già nato colui che supererà entrambi.
Il rumore del mondo non è altro che un soffio di vento, che soffia prima da una direzione e poi da un’altra, e cambiando lato cambia nome.
Avrai forse maggior fama tra mille anni se sarai morto in tarda età invece che ancor giovanetto? La vita umana dura un batter di ciglia rispetto all’eternità e al cielo che si muove più lento di tutti.
Quello che cammina lentamente davanti a me un tempo fu rinomato in tutta la Toscana, ed ora di lui si parla soltanto a Siena, della quale fu signore quando vinse in guerra Firenze, che a quel tempo era superba e oggi si svende.
Il nome degli uomini è come il filo d’erba, che esce verde dalla terra grazie al sole ma poi è il sole stesso a farlo seccare.”
“Le tue parole infondono in me la necessaria umiltà, e abbassano l’orgoglio che provo. Ma dimmi, chi è quello a cui hai accennato prima?”
“É Provenzano Salvani. Si trova qui perché credette di poter governare da solo su Siena.
Cammina così lentamente da quando è morto. Con questa pena paga il debito chi in vita fu troppo superbo.”
“Ma come è possibile? Chi attende l’ultimo istante di vita per pentirsi rimane confinato fuori del Purgatorio per un tempo pari a quello trascorso nel mondo, se non viene aiutato dalle preghiere di qualcuno.
Lui invece è già qui. Perché gli è stato concesso questo?”
“Perché proprio quando era al massimo della gloria si fece umile a chiedere l’elemosina in Piazza del Campo a Siena, al fine di pagare il riscatto per un amico che era stato fatto prigioniero da Carlo d’Angiò.
Non ti dico altro, e so che le mie parole ora ti sembrano oscure: ma passerà poco tempo e ti saranno ben chiare.
Fu con quel gesto che si meritò l’arrivo diretto in Purgatorio.”

(I Superbi nella Prima Cornice del Purgatorio – illustrazione di Amos Nattini)
COMMENTO
Il Canto si apre riportando per intero la preghiera del Padre Nostro, recitata – e non cantata – dalle anime.
Come si vede il testo non segue quello liturgico, ma è adattato da Dante alle necessità del verso poetico e della metrica.
Ma c’è anche un’aggiunta importante, che Dante indica espressamente: le anime, recitando la preghiera, non invocano l’aiuto di Dio per se stesse – non ne hanno più bisogno, sono già salve – ma per coloro che sono ancora in vita.
Tanta sollecitudine, dice Dante, va ripagata: se loro, già salve, si preoccupano per i vivi, è giusto che i vivi preghino per loro, aiutandole ad ascendere più rapidamente al Paradiso.
La prima anima a parlare con Dante è quella di UMBERTO ALDOBRANDESCHI. Nato da nobile famiglia ghibellina che governava sulla Maremma, fu acerrimo nemico di Siena, città guelfa: e proprio dai Senesi fu ucciso in un’imboscata.
Il secondo personaggio è ODERISI DA GUBBIO, famoso miniatore. Le miniature sono i disegni fatti intorno alla prima lettera dei manoscritti medioevali: si tratta di piccoli capolavori, tanto più belli se si considera lo spazio esiguo che occupano sulla pagina.
Nelle sue parole ritorna il celebre motivo della fama, che dura assai poco: chi è grande viene presto scalzato da un altro che lo supera.
E in effetti, se non fosse per Dante, di Oderisi da Gubbio non conosceremmo neanche il nome. Né miglior sorte ebbe il suo successore sul podio, un certo Franco da Bologna.
In questi pochi versi è però testimoniato un momento fondamentale della storia dell’arte (non solo delle miniature, naturalmente: il passaggio dal romanico al gotico.
Vengono poi citati i due massimi pittori del tempo: CIMABUE e il suo allievo GIOTTO. In effetti oggi è quest’ultimo ad essere diventato celeberrimo, e l’altro viene ricordato solo come suo maestro.
É possibile che Dante e Giotto si siano incontrati. Ne abbiamo parlato qui: https://stefanotartaglino.it/dante-senza-paura.

(Dante Gabriele Rossetti, Giotto dipinge il ritratto di Dante, 1852 – collezione privata)
Successivamente si parla di Guido Guinizzelli, il celebre letterato, e di Guido Cavalcanti, che lo avrebbe superato nell’arte poetica.
Ma, aggiunge Oderisi, forse è già nato un altro poeta che li sopravanzerà entrambi.
É curioso che proprio qui, dove vengono puniti i Superbi, Dante-poeta pecchi di Superbia, anche se come personaggio dice che le parole di Oderisi lo hanno aiutato a sentirsi più umile.
Oderisi presenta poi l’anima di PROVENZANO SALVANI. Questi era il capo dei ghibellini di Siena, ed ebbe un ruolo decisivo nella battaglia di Montaperti (1260), il grande scontro in cui l’orgogliosa Firenze fu battuta proprio da Siena.
Provenzano Salvani, grazie alla vittoria, assunse il controllo di Siena, per morire qualche anno dopo in un nuovo scontro con Firenze.
FONTI:
La Divina Commedia, a cura di Siro A. Chimenz, UTET 2003
Purgatorio, Mondadori 2020, commento di Franco Nembrini, illustrazioni di Gabriele Dell’Otto
Purgatorio, a cura di Natalino Sapegno, La Nuova Italia 1992
Marco Santagata, Il racconto della Commedia. Guida al poema di Dante, Mondadori 2017
Enrico Malato (a cura di), Dizionario della Divina Commedia, Salerno Editrice 2018 (edizione speciale per il Corriere della Sera, 2 volumi, 2021)
Carlo Bertelli, “Il pittore dipinto solo da Dante. Oderisi e i nipotini di Giotto”, su La Lettura del Corriere della Sera, 24 Giugno 2018