Trama
Riappare il cielo sereno, luminoso. L’aria tutt’intorno è limpida e pura. Le nebbie e le tenebre che tanto avevano oppresso il cuore del viandante sono sparite.
La luce del pianeta Venere riempie la volta celeste, velando con il suo splendore le stelle della costellazione dei Pesci che sono lì accanto.
Dante volge lo sguardo verso l’emisfero meridionale del mondo, e vede quattro stelle: è il primo uomo ad ammirarle dopo tanti secoli, poiché prima di lui solo Adamo ed Eva le videro.
In questo settore del cielo gli astri ben noti, come l’Orsa Maggiore, sono già tramontati.
Ed ecco che, accanto al poeta, compare un uomo anziano e venerando, dai lunghi capelli bianchi e la barba folta e candida. La luce delle quattro stelle illumina in pieno la sua figura, che avanza con fare solenne.
“Chi siete?” domanda con voce grave “Come avete potuto liberarvi dalla prigione eterna? Sono forse sovvertite le leggi dell’inferno? O è Dio ad aver mutato il suo volere, per cui voi due dannati siete giunti ai piedi di questo monte?”
Virgilio fa inginocchiare Dante, e poi risponde:
“Non di mia volontà sono giunto sin qui, ma per volere di una donna santa, che mi pregò di far da guida a quest’uomo.
Egli ancora non è morto, ma quasi lo fu, perso com’era nei suoi errori. Fui inviato a soccorrerlo, e l’unica strada per adempiere la mia missione era quella che abbiamo percorso, attraverso l’inferno.
Gli ho mostrato i dannati e le loro pene, ed ora è qui per vedere gli spiriti che fanno penitenza sotto la tua custodia.
Troppo lungo sarebbe narrarti il nostro viaggio. È la virtù del Cielo che mi ha aiutato a condurlo da te,
Accoglilo, dunque, poiché cerca la libertà. Quella stessa che tu reputasti così preziosa da dare la vita per lei.
E tu, che in suo nome a Utica abbandonasti le tue spoglie mortali, lo sai bene.
Il volere eterno di Dio non è mutato a causa nostra. Quest’uomo è ancora vivo, e io non sono sottomesso al giudizio di Minosse.
Vengo infatti dal limbo, il luogo dove si trova anche tua moglie Marzia. In nome suo ti prego di ascoltare la nostra supplica.
Lasciaci percorrere i sette gradini che custodisci, e io a lei dirò le tue lodi, se non disdegni d’esser ricordato laggiù.”
“Amai molto Marzia quand’ero in vita, e la accontentavo in tutto. Ma ora che si trova là oltre l’Acheronte il suo ricordo non può più toccarmi, in virtù di quella legge che fu emanata quando Cristo scese nel limbo e ne trasse la mia anima insieme con altre.
Però, poiché dici che una donna benedetta ha voluto il vostro viaggio, sarà nel nome di questa che accoglierò le vostre preghiere.
Vai, dunque, ma prima dovrai preparare il tuo compagno. Non è bene infatti che si presenti così sporco al primo angelo che incontrerete.
Cingigli la vita con un giunco, e lavagli il volto, per ripulirlo dalla fuliggine dell’inferno.
Sulle sponde di quest’isola crescono infatti dei giunchi, le sole piante che reggono l’urto delle onde del mare.
Dopo potrete salire, ma non da questa parte. Seguite il sole che sta per sorgere, e troverete un declivio più lieve.”
Dette queste parole il vegliardo scompare.
Dante si alza in piedi, e si volge verso Virgilio.
“Seguimi” lo esorta la sua guida “Dobbiamo tornare un poco indietro, fino alla spiaggia.”
Il sole del mattino prende il posto della notte, e si scorge il tremolio del mare. Acque sconosciute, che nessuno mai percorse navigando senza perdersi per sempre, incapace di ritornare là da dove era partito.
Giunti sulla spiaggia Virgilio accarezza l’erba bagnata di rugiada, e con quelle stille lava il volto di Dante, riportandovi il colore.
Poi svelle un giunco, e con esso cinge i fianchi di Dante. Certo per volere di Dio la pianta appena strappata ricresce immediatamente.

Xilografia tratta dall’edizione della Commedia pubblicata a Parma nel 1491 – dall’esemplare conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze – scansione dal testo di N. Sapegno citato nelle Fonti.
Commento
Dante e Virgilio sono giunti dall’altra parte del mondo, nell’emisfero meridionale.
Come si ricorderà, la geografia medioevale poneva tutte le terre emerse nell’emisfero nord, mentre quello sud era ricoperto dalle acque. Siamo agli antipodi di Gerusalemme, considerata il centro del mondo.
Un mare infinito, mai percorso da alcuna nave. L’unica che osò tanto fu quella di Ulisse, che però non poté tornare indietro ( https://stefanotartaglino.it/dante-senza-paura-inferno-canto-26-commento ).
Quanto tempo è passato dall’inizio del viaggio di Dante?
Il poeta si era perso nella Selva Oscura durante la notte tra il giovedì e il Venerdì Santo.
Adesso è la mattina del giorno di Pasqua.
Ovviamente non è un caso. La Pasqua cristiana ricorda la resurrezione di Cristo. E anche Dante, dopo la “morte” nell’inferno, simbolicamente “resuscita”.
La cantica del Purgatorio si apre con un’invocazione alle Muse.
È un tratto tipico di molti poemi, ben noto e utilizzato fin dall’antichità. Ma Dante vi aggiunge un esempio particolare, preso dalla mitologia greca.
Pica è il nome latino della gazza. Secondo il mito le figlie di un re, orgogliose della loro voce melodiosa, vollero sfidare le Muse in una gara canora. Persero, com’era prevedibile, e per la loro tracotanza furono trasformate in gazze.
Dante sceglie questo esempio per mostrare che lui, al contrario, non vuole sfidare l’autorità superiore (Dio, nel suo caso). La sua abilità poetica deriva da Dio, e se riuscirà a comporre una grande opera sarà solo perché Lui lo vorrà.
La prima cosa che Dante vede nel cielo ritrovato sono quattro stelle.
Perché proprio quattro? E cosa rappresentano?
Secondo la maggior parte degli studiosi sono le QUATTRO VIRTÙ CARDINALI: PRUDENZA, GIUSTIZIA, FORTEZZA E TEMPERANZA. Queste erano state infuse da Dio in Adamo ed Eva, e ora anche Dante ne è ricolmo: con esse è pronto ad affrontare la salita del monte.
Ed ecco apparire il primo personaggio importante.
Si tratta di CATONE, detto l’UTICENSE perché si diede la morte a Utica, in Africa, non volendo sottostare al potere di Giulio Cesare, che era ormai divenuto il padrone assoluto di Roma.
Esponente di una grande famiglia patrizia che aveva sempre sostenuto il Senato, combatté Cesare fino all’ultimo, anche dopo la definitiva sconfitta di Pompeo. Dalle sue basi in Nord Africa lo contrastò con ogni mezzo, ma era troppo tardi.
Siamo, ovviamente, ben prima della nascita di Cristo, dunque Catone era pagano. E, come detto, morì suicida.
Allora perché non sta all’inferno, e anzi viene addirittura “promosso” a guardiano del Purgatorio?
È uno di quei casi in cui Dante “salva” un personaggio che gli sta simpatico. Ne abbiamo già visto qualcuno nell’Inferno, e altri ne vedremo qui nel Purgatorio e poi nel Paradiso.
In questo caso la motivazione sarebbe la seguente: Catone avrebbe riconosciuto Dio nel valore supremo della libertà, e dunque può evitare le pene dell’inferno.
E il suicidio qui non è visto come violenza contro sé stesso – il che lo avrebbe condannato all’inferno – ma come sacrificio volontario, volto a offrire un esempio di dedizione alla causa suprema della libertà.
C’è forse anche un richiamo diretto a un verso dell’Eneide (Libro Ottavo, verso n. 670), in cui Catone figura come giudice delle anime pie nell’Averno (l’inferno dei pagani).
In generale comunque l’idea che anche un pagano vissuto precedentemente alla venuta di Cristo potesse essere salvo, meritando il Purgatorio o addirittura il Paradiso, non è un’invenzione di Dante.
Si tratta infatti della concezione medioevale della FEDE IMPLICITA, in base alla quale per disegno impescrutabile di Dio anche un pagano poteva, in qualche modo, avere un’immagine di Lui, un’intuizione della Sua esistenza.
Dopo il colloquio con Virgilio, Catone gli dà le istruzioni per purificare Dante.
L’aspersione con acqua è un richiamo al rito del battesimo, che simbolicamente lava via la colpa del Peccato Originale.
Il giunco, nella concezione medioevale, simboleggia l’umiltà, perché si piega al vento e alle onde senza mai spezzarsi.

Dante sulla spiaggia del Purgatorio – immagine trovata sul Web
FONTI:
La Divina Commedia, a cura di Siro A. Chimenz, UTET 2003
Purgatorio, Mondadori 2020, commento di Franco Nembrini, illustrazioni di Gabriele Dell’Otto
Purgatorio, a cura di Natalino Sapegno, La Nuova Italia 1992
Marco Santagata, Il racconto della Commedia. Guida al poema di Dante, Mondadori 2017
Enrico Malato (a cura di), Dizionario della Divina Commedia, Salerno Editrice 2018 (edizione speciale per il Corriere della Sera, 2 volumi, 2021)