DANTE, SENZA PAURA – LA COMMEDIA

La forma del testo

La Commedia, come si sa, è divisa in tre CANTICHE: Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Ciascuna cantica è formata da 33 canti. Il primo canto dell’Inferno è in realtà un prologo generale a tutta l’opera. Quindi la suddivisione è: Inferno 1 + 33, Purgatorio 33, Paradiso 33.

 

Il numero 33 non è casuale, anzi. È stato scelto apposta. Nel Medioevo infatti il 3 era considerato il numero perfetto, perché simboleggiava la Trinità cristiana. Ripeterlo più volte nell’architettura del poema, o elevarlo al quadrato (3×3 fa 9; 9 sono i Cerchi dell’Inferno, e 9 i Cieli del Paradiso), è un modo per glorificare Dio.

 

I singoli versi sono endecasillabi, cioè formati da 11 sillabe. Sono inoltre organizzati in TERZINE. Si tratta di una composizione poetica particolare. Al di là delle rime, che si ripetono secondo uno schema fisso, ogni singola terzina racchiude in sé un’intera frase.

 

 

La trama in breve

Il viaggio di Dante nell’aldilà inizia il Venerdì Santo dell’anno 1300.

Quell’anno (di cui abbiamo già visto l’importanza per Dante: https://stefanotartaglino.it/dante-senza-paura-episodio-5-esiliato) la festività cadeva il 25 Marzo: questa data è stata scelta oggi per il Dantedì, la giornata dedicata al Sommo Poeta che si celebrerà ogni anno.

 

Il Venerdì Santo è il giorno in cui Cristo morì sulla croce. In quello stesso giorno Dante si smarrisce nella Selva Oscura.

Salvato da Virgilio, discende con lui i 9 Cerchi infernali, fino a giungere al cospetto di Lucifero.

 

“Usciti a riveder le stelle” i due pellegrini salgono poi sulla Montagna del Purgatorio, in cima alla quale si trova il Paradiso Terrestre.

Qui Virgilio deve andarsene: a lui, che non ha conosciuto Cristo, non è concesso proseguire oltre.

 

A guidare Dante giunge Beatrice. La donna amata lo accompagna su per i 9 Cieli del Paradiso, prima di riprendere il suo posto tra i beati.

Nell’ultima parte del viaggio sarà invece San Bernardo a condurre il poeta fino alla contemplazione ultima di Dio.

 

Il viaggio dura in tutto una settimana.

 

 

Geografia del mondo di Dante

Nel Medioevo si credeva che solo la parte superiore del mondo fosse abitata. Si pensava che le terre emerse fossero tutte concentrate nell’emisfero nord, e che in quello sud non vi fosse altro che un’immensa distesa d’acqua.

Inoltre si riteneva che la Terra fosse al centro dell’Universo. È la cosiddetta TEORIA GEOCENTRICA o TOLEMAICA, dal nome del geografo e astronomo Tolomeo, vissuto nel Secondo Secolo dopo Cristo.

Questa visione, fatta propria anche dalla Chiesa, sarà superata solo da Copernico nel 1500.

 

Il centro del mondo abitato, secondo la geografia dell’epoca, era Gerusalemme.

Il motivo è ovvio: qui Cristo era venuto, aveva predicato, aveva tenuto l’Ultima Cena (nella quale istituisce il rituale della messa) e infine era stato crocefisso.

Il fatto che Gerusalemme fosse da secoli in mano musulmana, a parte le brevi riconquiste durante le Crociate, non aveva per nulla intaccato la sua centralità nel pensiero europeo.

 

La fossa dell’Inferno si è formata all’inizio dei tempi. Lucifero, l’Angelo Ribelle, venne precipitato giù dal Paradiso. La terra, non volendo essere contaminata dal suo peccato, si aprì, creando la voragine infernale. Lucifero è conficcato sul fondo, nel punto più lontano dal Paradiso.

Dall’altra parte del mondo, agli antipodi, in mezzo alle acque, si innalza la Montagna del Purgatorio, formata dalla terra ritiratasi per la caduta di Lucifero. È composta da 7 terrazze, una per ciascuno dei peccati capitali: nell’ordine, Superbia, Invidia, Ira, Accidia, Avarizia, Gola, Lussuria.

È importante notare che il Purgatorio si presenta esattamente al contrario dell’Inferno. Nel regno dei dannati infatti i peccati sono in ordine inverso: per prima la Lussuria (il peccato dei celebri Paolo e Francesca), per ultima la Superbia (il peccato di Lucifero).

L’idea alla base di tutto è che quanto più il peccato è grave, tanto più si è lontani dal Paradiso.

 

 

(Inferno, Purgatorio e Paradiso – disegno di Matteo Pericoli per l’edizione commentata della Commedia pubblicata da Loescher Editore per le scuole superiori)

 

Il Purgatorio è un luogo ultraterreno “inventato” dal Cristianesimo. Nei secoli era stato percepito in vario modo, finché durante la vita stessa di Dante, e precisamente nel 1274, un concilio tenutosi a Lione ne aveva fissato in maniera definitiva l’esistenza, sulla base della dottrina cristiana.

 

Inferno e Purgatorio sono ancora fatti di materia concreta, reale. Il Paradiso invece si presenta come un regno impalpabile, spirituale.

È composto di 9 Cieli, di forma circolare, concentrici l’uno all’altro.

Si trovano, nell’ordine: il Cielo della Luna; il Cielo di Mercurio; il Cielo di Venere; il Cielo del Sole; il Cielo di Marte; il Cielo di Giove; il Cielo di Saturno; il Cielo delle Stelle Fisse; il Cielo detto Primo Mobile o Cristallino.

Superati i 9 Cieli si arriva all’Empireo, sede del trono di Dio.

 

Come si può notare si tratta in parte dei pianeti conosciuti all’epoca, con il Sole al posto della Terra, secondo la concezione tolemaica che abbiamo richiamato sopra.

Il Cielo delle Stelle Fisse è chiamato così perché si credeva che le stelle fossero immobili e poste tutte sullo stesso piano, alla medesima distanza dalla Terra.

Il Primo Mobile è il Cielo che imprime il movimento a tutti gli altri: i Cieli infatti ruotano incessantemente.

 

 

Viaggiare nell’aldilà

Dante non fu affatto il primo ad immaginare un viaggio nell’aldilà.

Si tratta di un tema presente nella letteratura fin dalle origini: nientemeno che dall’Odissea.

 

Nel poema di Omero infatti Ulisse scende tra i morti, e parla con le anime degli eroi. In realtà però si ferma solo sulla soglia dell’oltretomba, e sono i defunti a venire da lui.

 

Più lungo è il viaggio di Enea, narrato nell’Eneide di Virgilio. È il principale riferimento per Dante, che infatti sceglierà il poeta latino come sua guida.

Enea ha una visione di quello che sarà l’Impero Romano. Nella concezione di Dante (improntata al volere della Divina Provvidenza) l’Impero è sorto per unificare il mondo sotto un solo governo, una sola lingua e una sola legge. Le migliori condizioni per accogliere il messaggio di Cristo.

 

L’altro viaggio a cui Dante fa diretto riferimento è quello di San Paolo. L’apostolo, nelle sue lettere, riferisce di visioni del Paradiso e di essere salito “fino al terzo cielo”, un’indicazione sulla quale gli studiosi ancora discutono.

 

Dante richiama esplicitamente Enea e San Paolo nel secondo canto dell’Inferno come coloro che compirono il viaggio prima di lui. Confessa a Virgilio di non sentirsi pari a loro, di non capire come mai sia stato scelto. Il poeta latino prima lo rimprovera per la sua viltà, e poi gli spiega chi e perché ha voluto il suo viaggio. C’entra Beatrice, naturalmente. Ma non solo.

 

Fin qui abbiamo parlato di letteratura occidentale, con la cultura classica prima e cristiana poi.

Ma c’è un viaggio nell’aldilà anche nell’Islam.

Il protagonista è, naturalmente, Maometto, il fondatore della nuova religione.

Secondo la tradizione islamica venne trasportato da un angelo dalla Mecca a Gerusalemme, e da qui, in sella ad una mistica cavalcatura, sarebbe partito per il suo viaggio, nel corso del quale avrebbe visitato il Paradiso (prima) e l’Inferno (dopo).

Il luogo di Gerusalemme da cui Maometto sarebbe partito divenne sacro per l’Islam: oggi vi sorge la Cupola della Roccia, fatta costruire da uno dei primi califfi. Ecco perché Gerusalemme è, dopo la Mecca e Medina, la terza città santa dell’Islam.

Questo viaggio viene citato nel Corano, ma solo con brevi accenni. Una trattazione più articolata si ha nel Libro della Scala, una raccolta di racconti arabi che fu fatta tradurre dai re spagnoli in lingua volgare e successivamente volta anche in francese e in latino.

La traduzione in latino era già disponibile in Italia nella seconda metà del Duecento. L’ipotesi che Dante l’abbia letta e che ne abbia tratto ispirazione è molto suggestiva. Fu proposta oltre un secolo fa dallo studioso spagnolo Miguel Palacios. All’epoca gli esperti di Dante la respinsero in blocco come pura invenzione, mentre oggi tendono a essere più ben disposti. La certezza assoluta naturalmente non si avrà mai. Ma di certo leggendo il Libro della Scala si trovano molti avvenimenti, episodi e concetti ben noti ai conoscitori della Commedia.

 

 

(Maometto in groppa alla mistica cavalcatura sale al cielo circondato da angeli – miniatura tratta da un poema persiano)

 

 

Perché un’ambientazione ultraterrena?

L’idea di un viaggio nell’aldilà non è, dunque, per nulla originale. Se ne trovano altri esempi nella stessa poesia italiana precedente a Dante. Si tratta però di poeti minori, del tutto ignoti al grande pubblico e non presenti nelle antologie scolastiche. Che Dante li conoscesse non lo si può escludere – alcune situazioni e scene sembrano riprese dalle loro opere – ma non lo si può nemmeno affermare con certezza.

Quel che si può dire è che Dante sceglie l’ambientazione ultraterrena con uno scopo ben preciso.

Vuole infatti raffigurare un mondo ordinato, retto dalla giustizia divina. Un mondo nel quale l’intera storia umana, dalle origini fino ai suoi tempi, è ripensata in base al disegno stabilito da Dio.

 

 

(Bronzino, Dante contempla il Monte del Purgatorio, 1530 – Washington, National Gallery of Art)

Dante, lo abbiamo detto nella puntata precedente (https://stefanotartaglino.it/dante-senza-paura-episodio-6-scrivere-in-esilio)inizia a scrivere la Commedia in esilio. Ormai è fuori dal gioco politico di parte, che comunque non gli interessa più.

Quel che ora gli preme è mostrare al mondo terreno l’ordine supremo instaurato da Dio. A questo ordine bisogna ricondurre sia la Chiesa, ormai troppo diversa da quella che doveva essere nelle intenzioni di Cristo suo fondatore, sia l’Impero, che ha dimenticato la sua missione di garante della stabilità universale.

 

Dante non scrive dunque la Commedia per ottenere gloria personale in campo letterario. E forse sarebbe stupito di essere considerato, oggi, il padre della letteratura italiana.

Ciò che vuole è che la sua opera divenga una guida per raddrizzare gli affari del mondo.

Un progetto perfettamente in linea con il suo carattere, che come abbiamo visto (https://stefanotartaglino.it/dante-senza-paura-episodio-4-un-poeta-fiorentino) lo portava a considerarsi superiore agli altri.

 

 

FONTI:

AA.VV, Visioni dell’aldilà prima di Dante, Mondadori 2017

Eric Auerbach, Studi su Dante, Feltrinelli 1999

Alberto Casadei-Marco Santagata, Manuale di letteratura italiana medioevale e moderna, Laterza 2007

Il Libro della Scala di Maometto, a cura di Anna Longoni, BUR 2013

Mario Pazzaglia, Letteratura italiana vol. 1. Dal Medioevo all’ Umanesimo, Zanichelli 1997 (terza edizione, quinta ristampa)

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