DANTE, SENZA PAURA – INFERNO, CANTO 6

TRAMA

Ripresosi dallo svenimento provocato dall’aver ascoltato la triste storia di Paolo e Francesca, Dante si trova in un altro luogo.

 

È il Terzo Cerchio dell’Inferno. Qui piove incessantemente. Una pioggia fredda, mista a neve e grandine. Dalla terra bagnata si leva una puzza spaventosa.

 

Sopra la folla dei dannati si erge l’enorme mole di Cerbero, il cane a tre teste, che abbaia senza sosta. Con gli artigli delle zampe scuoia e squarta gli infelici prigionieri.

 

Alla vista dei due pellegrini il mostro si agita e urla ancora di più. Ma Virgilio prende un pugno di terra e glielo getta in bocca, calmando un poco le tre gole voraci.

 

Dante e la sua guida camminano sopra le anime riverse a terra, che ancora conservano l’apparenza del corpo.

 

Una di essa si leva a sedere, e si rivolge a Dante:

“Tu che sei sceso fin quaggiù, mi riconosci? Sei nato ben prima che io morissi.”

“L’angoscia che leggo sul tuo volto lo deforma, tanto che pur guardandoti non mi sembra di conoscerti. Dimmi chi sei e perché sei qui, a subire una pena che, se pure ve ne sono di peggiori, è certo la più disgustosa di tutte.”

“Sono un tuo concittadino, poiché come te ho vissuto nella città che oggi è piena solo di odio. Tra di voi ero noto con il nome di Ciacco. Ed è per il peccato di gola che adesso, come vedi, sono esposto in eterno a questa pioggia. Ma non sono solo. Tutti gli altri che vedi qui condividono la medesima colpa e la medesima sorte”.

 

 

(Dante parla con l’anima di Ciacco – illustrazione di Gustave Dorè)

 

Dante non si contenta di queste poche parole, e interroga ancora Ciacco.

Vuol sapere quale sarà il destino di Firenze, e come sia stato possibile giungere a un tale livello di discordia, di odio, di divisione.

Chiede anche se è rimasta qualche persona onesta e giusta.

 

Ciacco profetizza ciò che accadrà di lì a poco.

Il partito dei Bianchi prenderà il potere, ma non durerà a lungo. I Neri, con l’aiuto del Papa Bonifacio VIII, li cacceranno, e instaureranno il terrore e l’oppressione.

 

I giusti e gli onesti son ben pochi, e nessuno si cura di loro. Nei cuori dei Fiorentini divampano tre passioni pericolose: la superbia, l’invidia e l’avarizia.

 

Dante continua a incalzare il suo interlocutore. Fa i nomi di grandi personalità della politica, uomini stimati e ammirati per la loro dedizione al bene della città. Vuol sapere che ne è stato di loro dopo la morte.

 

Ciacco spegne subito i suoi entusiasmi. Tutti quelli che ha nominato sono ora nel più profondo dell’inferno: se scenderà fin laggiù li potrà vedere. Perché le loro anime sono nere, nere come l’oscurità.

 

Poi, prima di richiudersi nel silenzio, chiede a Dante di parlare di lui quando tornerà nel mondo dei vivi, affinché i cittadini lo ricordino.

Infine si accascia a terra, stendendosi nel fango con gli altri dannati.

 

Virgilio sentenzia:

“Non si alzerà più, fino a quando udrà le trombe del Giudizio Universale. In quel momento ogni anima dell’Inferno tornerà alla propria tomba e si rivestirà della sua carne, pronta ad ascoltare la sentenza ultima.”

Dante interroga il suo maestro:

“Questi tormenti che i dannati subiscono saranno terribili come ora, cresceranno d’intensità o diminuiranno dopo il Giudizio?”

 

“Puoi risponderti da te, ricordando quella dottrina che ben conosci, secondo la quale quanto più qualcosa è perfetto tanto più avverte la gioia e il dolore.

Per questi disgraziati non si può parlare di perfezione, ma comunque dopo che avranno ripreso il loro corpo soffriranno ancor più di adesso.”

 

Intanto comincia la discesa verso il Quarto Cerchio, dove ad attenderli c’è un altro diavolo: Plutone.

 

 

COMMENTO

A guardia del Terzo Cerchio è posto Cerbero, il cane a tre teste, uno dei mostri della mitologia greca. Fu l’avversario di Ercole nell’ultima delle sue dodici fatiche: l’eroe lo incatenò e lo portò sulla terra, al cospetto del malvagio re (nonché suo cugino) che gli aveva imposto la serie di imprese; poi lo ricondusse all’Inferno.

Per secoli inoltre Cerbero fu anche una costellazione: oggi però è stata abolita, e non figura più tra le 88 riconosciute dall’Unione Astronomica Internazionale.

Dante recupera anche lui dall’Eneide di Virgilio: qui è la Sibilla, guida di Enea nel mondo sotterraneo, ad ammansirlo, gettandogli una focaccia intrisa di erbe soporifere.

 

Superato il cane infernale incontriamo una nuova categoria di dannati: i Golosi.

La Gola, come già la Lussuria, è un peccato di incontinenza. Ad essere punito non è l’atto in sé, che è anzi fonte di piacere (e come tale permesso da Dio per il bene dell’Uomo), ma l’eccesso. Dedicarsi in modo smodato ad un piacere, farne il centro della propria esistenza, significa lasciarsi andare ai più bassi istinti, dimenticando la propria umanità (e, ancor più grave, sostituire Dio, che dev’essere il fine a cui tendere, con l’oggetto del proprio piacere).

Il protagonista di questo Canto è un Fiorentino noto come “Ciacco”. Dante ci dice di averlo conosciuto, ma di lui sappiamo poco o niente.

Se prestiamo fede a Boccaccio, fu probabilmente un personaggio che frequentava abitualmente le case, e le cene, dei potenti di Firenze, pur non essendo di elevata condizione sociale. E questo grazie alle sue doti di intrattenitore: una sorta di “animatore” dell’epoca, che veniva invitato per allietare le serate dei ricchi.

 

È curioso, in ogni caso, che proprio a lui Dante faccia pronunciare la profezia sul destino che attende Firenze. In pochi versi vengono rievocate le discordie interne tra i Bianchi e i Neri e l’intervento di Bonifacio VIII come finto pacificatore (ne abbiamo parlato qui: https://stefanotartaglino.it/dante-senza-paura-episodio-5-esiliato).

 

Prima di passare al Cerchio successivo, dove già si staglia l’ombra d’un nuovo diavolo guardiano, Dante pone a Virgilio una domanda di grande importanza:

 

dopo il Giudizio Universale, i dannati soffriranno più di adesso, meno di adesso o come adesso?

 

La risposta è: soffriranno di più. E questo perché l’anima si ricongiungerà al corpo, dunque il dolore che provano sarà accresciuto. Naturalmente, è implicito, i beati del Paradiso che già adesso godono della felicità eterna la sentiranno aumentare.

 

 

FONTI:

Commedia vol. 1. Inferno, a cura di Natalino Sapegno, La Nuova Italia Editrice 1968

Inferno, Mondadori 2018, commento di Franco Nembrini, illustrazioni di Gabriele Dell’Otto

La Divina Commedia, a cura di Siro A. Chimenz, UTET 2003

 

Marco Santagata, Guida all’Inferno, Mondadori 2013

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