DANTE, SENZA PAURA – INFERNO, CANTO 10

TRAMA

Dante e Virgilio camminano tra le tombe di fuoco. Sono tutte aperte, con i coperchi sollevati, e non vi sono diavoli a fare la guardia.

 

Per questo Dante chiede se sia possibile vedere qualcuno degli spiriti che giacciono nei sepolcri.

Virgilio risponde di sì, ma la prende alla larga.

 

“Le tombe si chiuderanno dopo il Giudizio Universale, quando le anime riunitesi ai corpi torneranno qui. In questo luogo si trovano Epicuro e i suoi seguaci, che ritengono l’anima mortale come il corpo.”

 

Improvvisamente da una delle tombe si leva una voce.

 

“O Toscano che cammini ancor vivo in quest’aria infuocata, fermati qui un momento, te ne prego. Dalla tua parlata capisco che sei originario di quella città alla quale io, forse, arrecai troppo danno.”

 

Dante si avvicina alla tomba da cui proviene la voce. Un dannato si erge con il busto fuori dal sarcofago, fiero ed eretto come a sfidare la pena e il luogo in cui si trova.

 

Virgilio esorta Dante ad andare.

“Va’, presto! Non vedi che quello è Farinata?”

 

(Farinata nella tomba di fuoco – illustrazione di Gustave Dorè)

 

 

Lo spirito osserva Dante e, dubbioso, gli chiede chi siano i suoi antenati.

Dante risponde, identificandosi come guelfo. Farinata lo deride, ricordando le numerose vittorie dei Ghibellini sui Guelfi. E lui ribatte, sottolineando come alla fine siano stati i Guelfi a prevalere. I Ghibellini sono stati esiliati, e ancora non sono riusciti a rientrare in Firenze.

 

Il dialogo è interrotto dall’intervento di un’altra anima. Questa guarda Dante, cerca se vi sia qualcun altro accanto a lui e infine, delusa, chiede:

 

“Poiché è grazie al tuo alto ingegno che percorri questa buia prigione, perché mio figlio non è con te? E dove si trova ora?”

 

“Non sono solo” risponde Dante “C’è là uno che mi fa da guida, e forse mi conduce da colei che vostro figlio, Guido, non onorò come si conviene.”

 

Dante ha infatti immediatamente riconosciuto l’anima che gli sta parlando. È Cavalcante dei Cavalcanti, padre di Guido, il suo amico più caro.

 

Udendo le parole di Dante, Cavalcante si allarma:

 

“Perché hai parlato al passato? Forse mio figlio non è più tra i vivi?”

 

Dante esita a rispondere. Cavalcante, interpretando il suo silenzio come un diniego, si ritira affranto nella propria tomba.

 

Farinata riprende a parlare, del tutto disinteressato al dramma familiare del compagno di sventura. Si duole soltanto del fatto che i Ghibellini siano esiliati da Firenze, cosa che lo addolora ben più della pena a cui è condannato.

Poi aggiunge:

 

“Tra quattro anni tu stesso proverai sulla tua pelle cosa significa essere esiliato. Ti auguro di poter tornare lassù nel mondo, ma intanto dimmi: come mai i Fiorentini emettono continuamente provvedimenti contro la mia famiglia?”

 

“A causa del massacro che voi avete compiuto a Montaperti, talmente spaventoso da far colorare di sangue le acque dell’Arbia.”

 

“Non ero solo su quel campo di battaglia, non è solo mia la colpa. Anzi, quando gli altri volevano distruggere Firenze, sono stato l’unico ad oppormi!”

 

“Possano i tuoi discendenti avere finalmente pace! Ma dimmi, come mai voi anime sembrate in grado di vedere il futuro e invece non conoscete nulla del presente?”

 

“Noi siamo come coloro che hanno problemi di vista. Vediamo bene le cose lontane, ma non quelle vicine. Quel che avviene nel presente non lo sappiamo, a meno che arrivi qualcuno a portarci notizie. Quando giungerà la fine dei tempi cesserà anche la nostra conoscenza.”

 

“Dì allora al tuo compagno che suo figlio è ancora vivo. Se ho mancato di rispondere alla sua domanda è perché già pensavo alla questione che tu ora mi hai chiarito.”

 

Virgilio fa cenno a Dante che è ora di andare. Il poeta chiede ancora a Farinata quali altre anime siano lì con lui.

 

“In questo luogo siamo migliaia. Ti nominerò l’imperatore Federico II e quel famoso cardinale, ma nessun altro.”

Farinata si distende nuovamente nella propria tomba. Il colloquio è finito.

 

Dante riprende il cammino, ma è sconvolto. Virgilio, vedendolo turbato, gliene chiede la ragione.

 

Lui risponde che sta pensando all’esilio annunciatogli da Farinata. Virgilio lo ammonisce.

 

“Tieni bene a mente quel che hai sentito ora. Quando sarai di fronte a Beatrice, saprai da lei cosa ti attende in futuro.”

 

Il viaggio prosegue. Lasciate ormai alle spalle le mura di Dite, i due pellegrini percorrono un sentiero che conduce ad una valle, dalla quale si leva un orrendo fetore.

 

 

COMMENTO

Virgilio risponde alla prima domanda di Dante citando la Valle di Giosafat, vicino a Gerusalemme, dove secondo la Bibbia si terrà il Giudizio Universale (Libro di Gioele, 3, 2).

 

Fa poi il nome di Epicuro, il celebre filosofo greco. Il suo pensiero fu spesso travisato, tanto che ancora oggi si dice “epicureo” per indicare una persona dedita unicamente alla ricerca del piacere. In realtà Epicuro insegnava come liberarsi dal dolore, e soprattutto dalla paura della morte. Riteneva che la morte fosse la fine di tutto, e per questo viene collocato qui, tra gli ERETICI.

 

Eretici infatti non sono soltanto coloro che sostengono una visione cristiana diversa da quella imposta dalla Chiesa di Roma. Per Dante “eretico” è chi dedica il proprio ingegno e le proprie capacità ad un unico scopo, che diventa totalizzante, fino a fargli perdere di vista il vero obiettivo, cioè vivere secondo i dettami dell’annuncio cristiano.

 

Questo è appunto il caso di FARINATA DEGLI UBERTI, che per tutta la vita mise le sue indubbie e notevoli doti al servizio della politica e degli interessi del suo partito.

 

 

 (Farinata degli Uberti, affresco di Andrea del Castagno tratto dal ciclo degli Uomini e Donne Illustri, 1448 – 1451; Firenze, Uffizi)

 

Meno chiaro è il caso di CAVALCANTE DEI CAVALCANTI. Di famiglia guelfa, fu avversario politico diretto proprio di Farinata e – stando almeno a quanto dice Boccaccio – era ritenuto da tutti essere un “epicureo”, nel senso medioevale del termine che abbiamo richiamato sopra.

 

Cavalcante, che ha riconosciuto Dante, interviene chiedendo notizie di Guido. Dante esita a rispondere, ma certo non – come dirà più avanti – perché sta già pensando alla questione della preveggenza.

 

È più probabile che si vergogni di confessare a Cavalcante di essere stato proprio lui, quando era in carica come priore, a condannare all’esilio Guido.

Per quanto ne sa Dante, in quel momento Guido è ancora vivo. Ma morirà di lì a poco, ucciso dalle febbri malariche contratte nel luogo insalubre del suo esilio.

(Abbiamo parlato qui di come e perché Dante fu costretto a esiliare colui che era stato il suo amico più caro: https://stefanotartaglino.it/dante-senza-paura-episodio-5-esiliato).

 

Ma torniamo a Farinata, protagonista indiscusso di questo Canto.

 

Dante aveva già chiesto notizie di lui a Ciacco, nel Canto Sesto (https://stefanotartaglino.it/dante-senza-paura-inferno-canto-6/ )

Farinata non poteva conoscerlo, poiché morì un anno prima della sua nascita. Per questo gli chiede di presentarsi, ovvero di elencare i suoi antenati. In epoca medioevale infatti il valore del singolo è determinato dalla stirpe a cui appartiene. Inoltre, essendo egli di parte ghibellina, vuole sapere se sta parlando con un amico o un avversario.

 

A capo dei Ghibellini fuoriusciti da Firenze, Farinata sconfisse la città due volte. La seconda è la celebre battaglia di Montaperti (1260), vinta – pare – anche grazie a un tradimento. Fu un massacro, tanto che il fiume Arbia, che scorreva lì vicino, si tinse di sangue. Dopo la vittoria gli alleati ghibellini avrebbero voluto radere al suolo Firenze, ma Farinata si oppose.

 

Farinata profetizza poi a Dante il suo futuro esilio. Il periodo di 50 mesi – circa 4 anni – porta all’anno 1304. Dante si trova già in esilio da 3 anni, ma fino a quel momento aveva tentato – come i suoi compagni di parte Bianca – di rientrare a Firenze con la forza. Da lì in poi invece si renderà conto che è tutto inutile, e che è destinato a vivere e morire lontano dalla patria.

(Delle vicende di Dante in esilio abbiamo parlato qui: https://stefanotartaglino.it/dante-senza-paura-episodio-6-scrivere-in-esilio)

 

Dante conclude il colloquio con Farinata chiedendogli quali altri personaggi si trovino condannati nel Cerchio degli Eretici.

 

Il primo ad essere citato è Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero. Sovrano famoso ed acclamato già all’epoca, tanto da essere chiamato stupor mundi, “meraviglia del mondo”, unì i propri domini in Germania a quelli della Sicilia e dell’Italia meridionale: qui realizzò, tra l’altro, il celebre Castel del Monte.

Poiché una tale concentrazione di potere minacciava lo Stato Pontificio e il ruolo stesso del Papa, fu dichiarato eretico e scomunicato. Sotto di lui si tentò per l’ultima volta di unificare l’Italia sotto il dominio imperiale. A lui si richiamò il partito dei Ghibellini.

 

Il secondo è un cardinale evidentemente molto famoso all’epoca, tal Ottaviano degli Ubaldini. Fu un potente ministro papale, e nonostante il suo ruolo ebbe apertamente simpatie ghibelline, come del resto la sua famiglia.

 

 

FONTI:

Commedia vol. 1. Inferno, a cura di Natalino Sapegno, La Nuova Italia Editrice 1968

Inferno, Mondadori 2018, commento di Franco Nembrini, illustrazioni di Gabriele Dell’Otto

La Divina Commedia, a cura di Siro A. Chimenz, UTET 2003

 

 

Enrico Malato (a cura di), Dizionario della Divina Commedia, Salerno Editrice 2018 (edizione speciale per il Corriere della Sera, 2 volumi, 2021)

 

Marco Santagata, Guida all’ Inferno, Mondadori 2013

 

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