DANTE, SENZA PAURA (EPISODIO 2): IL MONDO DI DANTE

Firenze

Dante nasce a Firenze nel 1265, sotto il segno dei Gemelli. Morirà a Ravenna nel 1321, a 56 anni, forse di malaria.

Prima di scoprire un po’ più nel dettaglio la sua vita diamo però uno sguardo alla situazione internazionale dell’epoca.

 

Che mondo era quello in cui Dante nacque e visse? Che ruolo aveva Firenze? Com’erano divise politicamente l’Italia e l’Europa?

 

Cominciamo, com’è naturale, da Firenze. Era una delle città più grandi del tempo: 100.000 abitanti, tanti quanti Parigi e il doppio di Londra. Una simile cifra, altissima per l’epoca, era stata raggiunta grazie all’immigrazione dalle campagne, da altre zone della Toscana e anche da altre città d’Italia.

Dante non amava per nulla questi nuovi cittadini. Nel Paradiso, ove incontra il proprio antenato Cacciaguida, ne rievoca i tempi: La cittadinanza, ch’è or mista / di Campi, di Certaldo e di Fegghine, / pura vediesi nell’ ultimo artista (Paradiso, canto 16°, versi 49 – 51).

 

Firenze era anche una città ricca. Molto ricca. La sua moneta, il fiorino, coniato per la prima volta nel 1252, era una valuta internazionale come oggi l’euro o il dollaro, accettata e scambiata in tutta l’Europa centrale e settentrionale (mentre nel Sud e in Oriente era più diffuso il ducato veneziano). Aveva impressi su un lato il giglio, simbolo di Firenze, e sull’altro San Giovanni, patrono della città.

 

(Fiorino d’oro con i simboli di Firenze – copyright Wikimedia Commons)

 

 A Firenze esistevano molte banche, di cui erano proprietarie le più importanti famiglie della città. Avevano filiali in tutta Europa, e avevano preso in appalto la gestione delle finanze del Papa e dei principali regnanti del continente.

Di solito si diventava banchieri dopo aver accumulato profitti come mercanti. La borghesia imprenditoriale stava emergendo come nuova classe sociale, e insidiava la posizione dell’aristocrazia, di cui comunque ammirava e imitava i comportamenti.

 Immigrazione incontrollata e ricchezza, a parer suo, smodata, fanno scrivere a Dante una dura invettiva contro Firenze:

La gente nuova e i sùbiti guadagni / orgoglio e dismisura han generata / Fiorenza, in te, che tu già ten piagni. (Inferno, canto 16°, versi 73 – 75). E nel Paradiso (canto 9°, versi 127 – 132) rincara la dose: La tua città…produce e spande il maledetto fiore, il fiorino appunto.

 

Dal punto di vista architettonico l’unico monumento degno di nota era il Battistero, dedicato a San Giovanni. Dante stesso lo ricorderà, negli anni dell’esilio, come “il mio bel San Giovanni” (Inferno, canto 19, versi 16-18). Gli altri grandi monumenti che ancora oggi ammiriamo – il Duomo con la Cupola del Brunelleschi, la cattedrale di Santa Maria Novella, Palazzo Vecchio – non erano ancora stati costruiti o erano stati appena iniziati. Dante, a causa dell’esilio prima e della morte poi, non poté vederli completati.

 

Dal punto di vista politico Firenze era un libero Comune. Questa definizione, coniata dagli storici, comprende tutte le città del Nord e di parte del Centro Italia che, all’epoca, erano di fatto indipendenti dallo Stato sovranazionale a cui in teoria ancora appartenevano: il Sacro Romano Impero.

 

Il Sacro Romano Impero

Il Sacro Romano Impero occupava tutta l’attuale Germania, la Svizzera e l’Austria. Era stato fondato da CARLO MAGNO, incoronato imperatore nella notte di Natale dell’anno 800, oltre quattrocento anni prima. All’epoca comprendeva anche la Francia, che però dopo la morte del grande sovrano e la divisione dell’impero tra i suoi figli iniziò la sua storia a sé.

Il nome Sacro Romano Impero fu scelto apposta per richiamare da un lato l’antico Impero Romano e dall’altro il Cristianesimo come religione e fede che dovevano unificarlo e sostenerlo.

Carlo Magno conquistò anche l’Italia Settentrionale e parte di quella Centrale, abbattendo il regno dei Longobardi lì insediatosi da circa due secoli. Rispettò invece, e non poteva fare altrimenti, i territori soggetti al Papa, tra cui Roma: lo Stato Pontificio, già da tempo consolidatosi, attraverserà tutti i secoli del Medioevo e dell’Età Moderna, per concludere la sua parabola storica solo nel Risorgimento con l’unificazione italiana.

Nel corso dei secoli però il controllo dell’impero sui territori italiani divenne sempre più difficile, a causa della lontananza geografica e della voglia di indipendenza delle città italiane, che mal sopportavano le tasse imposte e desideravano autogovernarsi. E gli imperatori avevano già il loro bel da fare in Germania, dove la loro autorità era continuamente messa in discussione dai principi dei numerosi e piccoli Stati che componevano l’impero.

La lotta con le città italiane raggiunse il culmine sotto Federico Barbarossa. Come noto, questi fu sconfitto dalla Lega Lombarda nella battaglia di Legnano (1176).

 

 

(Rutger Hauer interpreta Federico Barbarossa nell’omonimo film del 2009)

 

Indipendenti di fatto ma non di diritto, le città italiane conobbero all’inizio del Trecento un ultimo tentativo dell’Impero di ripristinare la propria autorità su di loro: un tentativo nel quale Dante si troverà coinvolto, come avremo modo di vedere.

 

Guelfi e Ghibellini

Il grande scontro politico e bellico dell’epoca era naturalmente quello tra GUELFI e GHIBELLINI.

La contrapposizione nasce un secolo prima in Germania. Due casate principesche rivali, i Welfen (bavaresi e sassoni) e gli Hohenstaufen (svevi), signori del castello di Wibelin, si contendono il trono del Sacro Romano Impero.

In Germania per lungo tempo prevalgono gli Hohenstaufen: a questa casata appartengono infatti sia Federico Barbarossa che suo nipote Federico II, il più importante sovrano del tempo.

Con il passare dei decenni il conflitto si trasferisce in Italia: coloro che si riconoscono nel nome “Guelfi” appoggiano il Papa, mentre i “Ghibellini” appoggiano l’Imperatore.

 

Il Papato e l’Impero sono infatti spesso ai ferri corti. Il Papa sostiene la propria superiorità anche sul potere civile. L’Imperatore ovviamente non ci sta, e pretende che il Papa detenga solo il potere spirituale.

La sfida tra i due ha in realtà origini ben più lontane. Due secoli prima era infatti scoppiata la cosiddetta “lotta per le investiture”, volta a stabilire chi tra il Papa e l’Imperatore avesse diritto a nominare i vescovi. L’Imperatore aveva dalla sua la forza delle armi, il Papa quella della scomunica. Scomunicare qualcuno significa, com’è noto, espellerlo dalla Chiesa e dalla comunità cristiana, e impedirgli di partecipare alla messa e a tutti i riti. E se ad essere scomunicato è un imperatore i suoi sudditi acquisiscono il diritto di non più obbedirgli.

Nella seconda metà dell’Undicesimo Secolo il Papa Gregorio VII ottenne un’importante vittoria sull’Imperatore Enrico IV, che fu costretto, come ancora oggi si dice, “ad andare a Canossa”: il Papa si trovava infatti in quel momento nei possedimenti della contessa Matilde di Canossa, sua ricca e potente sostenitrice.

La contesa relativa alle investiture venne poi risolta con un compromesso, ma la contrapposizione dei due poteri continuò per secoli, anche oltre l’epoca di Dante.

 

L’Italia e l’Europa

La situazione politica italiana e internazionale era ancora molto frammentata.

Oltre a Firenze anche le altre città toscane erano gelose della propria autonomia: Siena, Arezzo, Lucca e Pisa. Nel resto del Nord Italia troviamo: la Repubblica di Venezia, che aveva pochi territori in terraferma ma molti al di là del mare; il Ducato di Milano, nel quale si era da poco instaurato il dominio della famiglia Visconti; la Repubblica di Genova, padrona di tutta la Liguria e della Corsica.

Nel Centro Italia domina ovviamente lo Stato Pontificio. Il Papa più importante per la vita di Dante è il celebre Bonifacio VIII (1295-1303), di cui avremo modo di parlare.

Al Sud il Regno di Napoli è governato dalla dinastia francese degli Angioini, che ha da poco dovuto rinunciare alla Sicilia conquistata dai rivali spagnoli, gli Aragonesi: è il celebre episodio dei Vespri Siciliani (1282).

 

Nel resto d’Europa la Spagna è ancora divisa tra Cristiani e Musulmani, anche se la riconquista dei primi sta piano piano guadagnando terreno.

La Francia è già uno Stato estremamente influente, nonostante non abbia ancora raggiunto i confini attuali. Dal 1285 è sul trono il re Filippo il Bello, che si renderà protagonista di due eventi di capitale importanza: il processo ai Templari e la subordinazione del Papato, che proprio sotto di lui si trasferirà ad Avignone. Dante non sarà toccato né dall’una né dall’altra cosa: aveva già i suoi problemi.

 

 

FONTI:

Pierre Antonetti, La vita quotidiana di Firenze ai tempi di Dante, BUR 1988

Giuliano Pinto, Firenze medievale e dintorni, Viella 2016

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