CORONAVIRUS. Una prova generale ?

Introduzione

La pandemia di Covid-19 ci ha reso familiari parole che prima non sapevamo esistessero, come spillover e zoonosi. E ha rievocato gli scenari della peste, come quella di Manzoni ne I Promessi Sposi, facendo ritornare la paura degli untori. Troppe voci si sono sovrapposte su come fronteggiare l’epidemia, e anche chi è alla ricerca di un’informazione puntuale e prova a stare alla larga dalle fake news spesso rimane confuso.

 

Molti aspetti del comportamento di questo nuovo virus sono stati chiariti, ma molti altri rimangono oscuri. Comprenderlo sempre meglio, e comunicare le nuove scoperte, è compito degli scienziati. Quanto a noi, possiamo fare il punto su quello che già sappiamo.

 

Zoonosi : AIDS, Ebola e Peste

 

Questa parola di origine greca (da zoon, “animale”, e nos, “malattia”) indica le malattie che colpiscono gli animali. Alcune di queste sono poi passate all’uomo. E la Covid-19 non è la prima.

 

L’AIDS compare tra gli esseri umani circa un secolo fa, in Africa centrale. Proviene dagli scimpanzé. Si tratta di nostri parenti stretti, con cui condividiamo oltre il 95% del patrimonio genetico. Dunque è stato facile per il virus dell’HIV passare da loro a noi. Il passaggio è avvenuto a causa dello stretto contatto tra uomini e scimmie, dovuto alla caccia e alla distruzione della foresta. Le vittime, ad oggi, sono circa 40 milioni, e un numero quasi uguale di persone convive con il virus dell’HIV. La maggior parte si trova in Africa, dove è molto difficile l’accesso ai farmaci che, se assunti con regolarità, permettono oggi una vita normale e con una speranza di sopravvivenza a lungo termine molto elevata. L’epidemia, com’è noto, è tuttora in corso. Non esiste vaccino. I farmaci non eliminano il virus né la malattia ma permettono di conviverci.

 

L’Ebola proviene anch’esso dall’Africa centrale, e a quanto sembra si è originato nei pipistrelli. Come per gli scimpanzé con l’HIV, la colpa non è degli animali, ma degli uomini, che distruggono le foreste e così facendo entrano in contatto con vari animali portatori di virus.

Il primo focolaio di Ebola si ebbe nel 1976, e da allora le epidemie si ripresentano con regolarità.  Se è rimasto confinato all’Africa lo si deve agli sforzi della comunità internazionale, che ne ha contenuto l’espansione: infatti ha una mortalità altissima, tra il 25% e il 90%. Va detto, comunque, che la trasmissione da uomo a uomo è molto difficile (limitata al contatto con i fluidi corporei di una persona già infetta) e che i sintomi compaiono molto presto, permettendo di isolare rapidamente i malati (cosa che non fa ad esempio la Covid-19, i cui sintomi all’inizio sono invisibili e tali rimangono per molti giorni).

Anche in questo caso al momento non esiste un vaccino efficace, sebbene alcune recenti (2019) sperimentazioni abbiano dato risultati promettenti.

 

La peste è provocata non da un virus, ma da un batterio, lo Yersinia Pestis, ed è trasmessa dalle pulci dei ratti.

Bisogna parlarne, perché un giorno potrebbe ritornare. Infatti i ratti e topi sono presenti ovunque nel mondo, e da millenni vivono a stretto contatto con noi, nutrendosi dei nostri rifiuti. È perciò  assolutamente impossibile eradicare del tutto la malattia.

Un vaccino esiste, ma dato che i casi sono oggi molto rari non si rende necessaria una campagna di vaccinazione su vasta scala. Tra l’altro il vaccino protegge solo per un tempo limitato (un anno al massimo), e vanno quindi fatte iniezioni di richiamo. Inoltre è specifico per una tipologia di peste, quella bubbonica, mentre non è attivo contro quella polmonare.

Il trattamento terapeutico prevede l’uso massiccio di antibiotici. Per adesso funziona, ma in futuro potrebbero comparire mutazioni nel batterio tali da renderlo resistente agli antibiotici.

Inoltre è da tempo noto che la malattia prospera meglio nei climi caldi: e dato che il riscaldamento globale avanza sempre più potrebbero esserci, in un futuro molto vicino, condizioni adatte ad una nuova diffusione.


(Il batterio della peste, lo Yersinia Pestis)

 

Come se non bastasse, è possibile che la peste venga usata come arma batteriologica dalle organizzazioni terroristiche. Una minaccia, questa, presa molto seriamente dalle principali agenzie di intelligence.

Tra l’altro non è affatto un’idea nuova. Secondo alcuni resoconti dell’epoca fu l’assedio di una colonia genovese sul Mar Nero ad opera dei Mongoli a diffondere in Europa la grande Peste Nera del Trecento: i Mongoli avrebbero catapultato dentro la città cadaveri di appestati, e da lì il contagio, portato dalle navi mercantili, si sarebbe diffuso in Europa.

Più vicino a noi è la guerra batteriologica scatenata dalle truppe giapponesi, che negli anni Trenta del Novecento occupavano parte della Cina. I Giapponesi infettarono deliberatamente con il batterio della peste i prigionieri di guerra cinesi e coreani, e compirono studi su di essi.

 

Spillover : il salto di specie

Spillover è una parola inglese che letteralmente significa “traboccare”. Ed è anche il titolo dell’ormai famoso saggio di David Quammen, divulgatore scientifico inglese e giornalista del National Geographic. Il libro è del 2012, dunque ben otto anni fa, ed è nato a seguito di spedizioni e viaggi dell’autore in tutto il mondo, al seguito dei “cacciatori di virus”.

All’epoca, evidentemente, quelle che oggi possono apparire profezie o predizioni non colpirono l’opinione pubblica. Con l’esplosione della pandemia di Covid-19 il libro è tornato in testa alle classifiche, e sta facendo riflettere sulle molte occasioni di contatto promiscuo tra noi e gli animali.

 

Ugualmente famosi sono divenuti i wet market, i “mercati umidi”, molto diffusi in Cina ma anche in Africa e persino negli Stati Uniti, a New York.

Sono chiamati così perché vi vengono venduti animali, selvatici e non, ancora vivi, macellati sul posto. Questo, ovviamente, non permette di rispettare le norme igieniche che pretendiamo, giustamente, nella macellazione professionale per le carni degli animali di allevamento che finiscono sulle nostre tavole.

Chiuderli, purtroppo, non è affatto semplice. In Cina sono una tradizione consolidata. Da un lato fanno parte dell’identità culturale, dall’altro alimentano un mercato – non privo di zone d’ombra – di animali selvatici, mangiare i quali è per alcuni un segno distintivo di status sociale.

In Africa invece migliaia di famiglie vivono solo di questo, e non hanno altri mezzi di sussistenza se non cacciare, macellare e vendere animali selvatici. Far chiudere questo tipo di mercati, se anche fosse possibile, le ridurrebbe in una miseria ancora più profonda.

 

E’ ovvio che in contesti come i wet-market, o laddove la deforestazione provoca situazioni di vicinanza tra esseri umani e animali selvatici fino a quel momento rimasti nascosti nel folto dei boschi, ci sono maggiori probabilità di uno, o più, spillover.

 

Quel diavolo di un pipistrello

Il virus SARS-COV-2, responsabile dell’attuale pandemia, si è originato dai pipistrelli. Anche loro sono diventati improvvisamente famosi. Gli scienziati ne conoscono da tempo la straordinaria capacità di ospitare dentro di sé vari tipi di virus senza affatto risentirne, grazie al loro sistema immunitario altamente sviluppato e molto energico.

 

I pipistrelli sono presenti in tutto il mondo, con centinaia di specie diverse. La maggior parte di esse si nutre di insetti, e dunque risultano molto utili per l’ambiente (sia quello selvatico sia quello modificato dall’uomo, specie nelle campagne).

 

Dato che, come noto, vivono per lo più in grotte o in luoghi riparati, come campanili o case abbandonate, ed escono soltanto di notte, non dovremmo avere nulla da temere da loro, anche se portano in giro tutti questi virus. Persino quelli noti come “vampiri”, che si nutrono del sangue di mammiferi più grossi, molto raramente mordono l’uomo, preferendo il bestiame.


(Un pipistrello vampiro)

 

Il fatto è che in alcune zone del mondo i pipistrelli vengono mangiati dall’uomo. E si capisce facilmente come questo faciliti enormemente il passaggio dei virus da loro (a cui non fanno niente, come abbiamo visto) a noi.

 

FONTI :

Autori Vari su LIVE, supplemento de La Stampa (Anno 2 n. 3 del 26 Marzo 2020 e Anno 2 n. 4 del 30 Aprile 2020)

Cristina Da Rold, “Il prossimo spillover”, su Le Scienze n. 621 (Maggio 2020)

Elena Dusi, “Immuni dai virus e non invecchiano. Che forza i pipistrelli”, su La Repubblica Speciale Scienze del 12 Marzo 2020

Federico Rampini, rubrica su D La Repubblica del 15 Febbraio 2020

David Quammen, Spillover, 2012 (trad. it. Adelphi 2014)

Mario Tozzi, “Devastando le foreste nascono le pandemie. Così gli animali con i virus invadono le città”, su La Stampa del 16 Marzo 2020.

Giorgio Vacchiano, su Tutto è connesso. Lo stretto rapporto tra pandemia. ambiente e società

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