CORONAVIRUS. Una biografia

Il nome

Il Coronavirus non è solo. Il termine indica infatti un’intera famiglia di virus molto simili tra loro. L’altro nome che circola sui media, ovvero Covid-19 (Coronavirus Disease 2019) indica invece la malattia provocata dal virus, non il virus in sé.

Questo si chiama SARS – COV – 2, perché assomiglia a quello già noto della SARS, con cui condivide il 79% del patrimonio genetico.

 

I precedenti

La SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave) si diffuse tra il 2003 e il 2004. Anch’essa ebbe origine in Cina. Era presente nei procioni, venduti vivi nei mercati, e nei pipistrelli. Da loro passò all’uomo, compiendo il cosiddetto “salto di specie” (in inglese spillover), come ha fatto anche il SARS – COV – 2. Contagiò circa 8.000 persone , e si ebbero circa 800 decessi. Una mortalità dunque del 10%.

L’altra malattia causata da un Coronavirus, rimasta ignota ai più, è la MERS (Sindrome Respiratoria Medio-Orientale). Ebbe origine dai cammelli, ed è tuttora presente in Medio Oriente. Contagiò circa 2.200 persone, e si ebbero circa 800 decessi. Una mortalità dunque del 36%, sebbene ci sia il sospetto che i dati siano stati gonfiati.

 

La Covid-19

La Covid-19, rispetto alle precedenti, ha una mortalità solo del 3%. Per confronto, la mortalità dell’influenza stagionale si ritiene sia inferiore all’1%. Ma la Covid-19 si diffonde molto più rapidamente. Per questo fa paura.

Un altro fattore di confusione, per i medici e gli scienziati non meno che per la gente comune, è che quasi l’80% dei contagiati presenta sintomi molto lievi, quasi inesistenti, e guarisce da solo. Le persone infettate riescono quindi a continuare la propria vita, e diffondono inconsapevolmente il contagio.

 

La Covid-19, com’è noto, è originaria della Cina. Il primo caso è stato registrato il 26 Dicembre 2019, ma il virus circolava da almeno un mese senza essere stato riconosciuto. Un altro mese è passato – e arriviamo al 24 Gennaio 2020 – prima che venisse imposta la quarantena alla città di Wuhan, epicentro dell’epidemia.

Da allora è stato un crescendo, stimolato appunto dalla rapidissima diffusione del virus prima in Oriente (Giappone, Corea del Sud) e poi in Europa.

 

Il contagio

Ma come avviene il contagio ? E cosa succede all’interno del corpo ?

Il virus si trasmette attraverso le goccioline emesse durante i colpi di tosse e gli sternuti. Ecco perché le autorità hanno consigliato di mantenere almeno un metro di distanza dalle altre persone.

Il virus entra nel naso, e si lega alle cellule delle mucose, agganciandosi ad esse con le protuberanze che lo fanno assomigliare a una corona. Dopo un periodo di incubazione da 6 a 12 giorni inizia a diffondersi nell’organismo, scendendo verso i polmoni.

Il nostro sistema immunitario risponde. Nei casi più gravi i polmoni si riempiono di fluido, provocando problemi respiratori, specie in chi già in precedenza soffriva di malattie polmonari.

La guarigione avviene, per i casi lievi, in sole due settimane, mentre per i casi gravi può protrarsi fino a 40 giorni.

 

L’impatto del virus

Questo virus è stato spesso considerato poco più di un’influenza, ma non è così. Primo, è più letale (3% di morti contro circa l’ 1%, ma probabilmente meno, della comune influenza). Secondo, non è affatto detto che scompaia con la bella stagione. Terzo, la percentuale di malati che necessitano del ricovero in terapia intensiva, stimata tra il 5% e il 10%, mette a dura prova il sistema sanitario, non solo italiano. Infine, è particolarmente visibile in un paese come l’Italia, che ha una popolazione di over 65 molto elevata, persino più della Cina.

Forse si comporterà come la SARS, per la quale è stato sviluppato un vaccino che ha ridotto il numero di malati a zero. O forse come l’influenza suina del 2009, il cui virus oggi è solo uno dei tanti che causano la classica influenza stagionale.

 

In ogni caso è bene tenere presente una cosa. Un virus, come qualsiasi essere vivente, desidera sopravvivere. E se uccide l’organismo che lo ospita, animale o uomo che sia, muore anche lui. Per questo provoca sintomi lievi, tali per cui chi è infettato può continuare la propria vita e così facendo trasmettere il virus ad altri individui.

I decessi che accompagnano ogni epidemia (dalla SARS alla MERS, dall’Ebola alla Covid-19)  non sono dunque causati solo dal virus. Il virus aggrava una situazione preesistente già compromessa, o per l’età avanzata, o per condizioni igienico-sanitarie insufficienti o per un regime alimentare non bilanciato.

 

Facciamo i conti

Per quanto riguarda le percentuali, proviamo a fare un po’ di conti.

Nella regione cinese dell’Hubei, epicentro dell’epidemia, ci sono circa 60 milioni di abitanti. I contagiati sono circa 60.000. Significa 1 su 1.000.

In Italia, la Lombardia ha circa 10 milioni di abitanti. I contagiati sono circa 10.000. Di nuovo 1 su 1.000.

Dunque, in entrambi i casi, c’è 1 persona malata e 999 sane.

Queste percentuali così basse sono, naturalmente, dovute alle misure di contenimento che sono state messe in campo.

 

Cina e Italia hanno posto in quarantena decine di milioni di persone.
Altre nazioni, come l’Inghilterra, hanno annunciato di non voler affatto intraprendere la stessa strada, fermando l’intera economia, ma intendono continuare come sempre. Lo scopo è attendere che la maggior parte della popolazione sviluppi difese immunitarie anche contro questo nuovo virus: la cosiddetta “immunità di gregge”, che è poi quella di cui godiamo grazie ai vaccini.
Quale dei due approcci è quello corretto ?
Sarà interessante vedere come evolverà la situazione. In questi Paesi la percentuale di malati e di morti schizzerà verso l’alto ?

 

 

FONTI :

AA.VV, “Anatomia del Coronavirus” su La Repubblica Speciale Scienze del 27 Febbraio 2020

https://www.ilpost.it/2020/03/11/coronavirus-contagio-virologia

Il Sole 24 Ore Speciale Coronavirus del 05 Marzo 2020

Internazionale n. 1343 (31 Gennaio – 06 Febbraio 2020)

 

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