Africa da (ri)scoprire – Il Sahara verde (Parte 2 di 8)

Il Sahara un tempo era verde. Sembra impossibile, eppure è così. C’erano foreste, savane, fiumi, animali. E uomini, villaggi, campi coltivati, bestiame al pascolo.

 

Siamo nel Neolitico, circa 30.000 anni fa. Sui libri di scuola abbiamo studiato che l’agricoltura comparve per la prima volta in Medio Oriente. In realtà non fu così: essa nacque autonomamente in regioni diverse, che all’epoca non potevano avere contatti tra di loro, come nel caso dell’America. E dunque anche qui, nell’Africa Settentrionale.

 

Discorso diverso invece per l’allevamento del bestiame. Sia i bovini sia gli ovini derivano da progenitori selvatici originari dell’Asia, e sono poi stati introdotti in Africa. Non è ancora diffuso il dromedario, e non lo sarà nemmeno quando la regione diventerà un deserto. Infatti è stato introdotto nel Sahara soltanto nel Secondo Secolo dopo Cristo, importato anch’esso dall’Asia.

 

Il Sahara del Neolitico è percorso da ampi fiumi, e ha anche molti laghi. Gli animali sono gli stessi che oggi ritroviamo nelle savane più a sud: leoni, elefanti, giraffe, coccodrilli, ippopotami.

 

Gli esseri umani vivono in villaggi attorniati da campi coltivati. I villaggi sono posizionati in punti strategici: vicino all’acqua ma al riparo dalle inondazioni, e facili da difendere in caso di aggressione da parte dei nemici.

 

A ricordarci questo mondo perduto ci sono resti di vasellame, che ci indicano dove un tempo si trovavano i villaggi, e soprattutto le straordinarie incisioni e pitture rupestri.

Queste si trovano in prevalenza in zone di montagna, e raffigurano gli animali selvatici che conosciamo ancora oggi, ma anche il bestiame domestico. Proprio la presenza degli uni e degli altri testimonia l’esistenza di un ambiente e di un clima così diversi dagli attuali.

La tradizione delle pitture e delle incisioni continuò anche dopo la trasformazione in deserto, e proseguì fino all’era cristiana.

 

Incisione rupestre nella regione libica del Tadrart Acacus (copyright Wikimedia Commons)

 

Incisione con giraffe (Foto: E. Strigl / Age Fotostock – copyright National Geographic)

 

Il Sahara verde cessò di esistere intorno al 3500 avanti Cristo. Cambiamenti climatici originatisi ai Tropici portarono al progressivo inaridimento della regione. La vegetazione scomparve, gli animali migrarono più a sud, i fiumi si seccarono uno dopo l’altro, finché ne rimase uno soltanto: il Nilo.

 

Essendo l’unica fonte d’acqua permanente rimasta, il Nilo divenne improvvisamente fondamentale per la vita degli esseri umani. Abbandonate le zone divenute aride, numerosi gruppi si stabilirono lungo le sue sponde. E qui, col tempo, sarebbe nato l’antico Egitto.

 

 

FONTI:

Joseph Ki-Zerbo, Storia dell’Africa nera, Einaudi 1977

https://www.storicang.it/a/pitture-rupestri-sahara-larte-tassili-najjer_14757

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