AFRICA DA (RI)SCOPRIRE : I REGNI AFRICANI DEL MEDIOEVO (PARTE 5 DI 8)

Introduzione

i regni africani del Medioevo si sviluppano tra il Settimo e il Sedicesimo Secolo. Alcuni diventeranno tanto grandi da trasformarsi in imperi.

All’inizio sono tutti di religione animista. L’animismo è la più antica forma di religione praticata dall’uomo. Si basa sulla credenza negli spiriti e sul culto degli antenati. Con il tempo poi alcuni accoglieranno, in varie forme, l’Islam. Ma la religione tradizionale non scomparirà mai del tutto, ed è diffusa ancora oggi.

 

L’esistenza di questi regni è nota grazie all’archeologia e soprattutto alle testimonianze dei viaggiatori e dei mercanti arabi, che ne descrivono la ricchezza e l’importante ruolo commerciale.

L’Europa del tempo invece non li conosceva. Anzi, aveva un’idea abbastanza nebulosa delle regioni oltre il Sahara e l’Egitto. Si sapeva qualcosa solo dell’Etiopia, perché era un regno cristiano. Qui le leggende medioevali collocarono il mitico Regno del Prete Gianni, un potentissimo re-sacerdote. La credenza nella sua esistenza era talmente forte da spingere gli Stati europei, con il Papa in testa, ad immaginare una possibile alleanza militare per sconfiggere l’Islam. Il piano, naturalmente, non ebbe seguito.

 

Ma quali erano i regni africani che, invece, esistevano realmente?

 

Africa Occidentale

 

L’IMPERO DEL GHANA è il primo a essere storicamente documentato. Nato nel Nono Secolo dopo Cristo, nel Decimo si estende già dal Sahel (allora più fertile di oggi) al fiume Niger in direzione Nord-Sud e da Timbouctou al Senegal in direzione Est-Ovest.

Trae il nome dalla sua capitale, e non ha alcun rapporto con l’omonimo Stato odierno. Di religione animista, basava la sua ricchezza sull’estrazione e sul commercio dell’oro, che esportava in tutte le direzioni per mezzo di grandi carovane.

Nell’Undicesimo Secolo inizia a decadere, a causa di una rinnovata espansione araba proveniente da Nord. Le nuove dinastie arabe del Nordafrica non riuscirono però a controllare stabilmente queste regioni così lontane. E presto sorse un nuovo Stato.

 

L’IMPERO DEL MALI basò anch’esso le sue fortune sul controllo delle miniere d’oro. Inizialmente animista, si convertì all’Islam nell’Undicesimo Secolo. Come già il Ghana, era formato da vari popoli diversi, e non vi era una preminenza politica o culturale di un popolo su un altro.

Nella prima metà del Tredicesimo Secolo si colloca il regno del suo più grande sovrano: SUN DYATA. Fu un re energico e guerriero, tanto da meritarsi il soprannome di “Leone del Mali” e da essere ricordato ancora oggi tra la popolazione.

All’inizio del Quattordicesimo Secolo salì al trono suo nipote, ABU BAKR II. Questi tentò di esplorare nientemeno che l’Oceano Atlantico, ben due secoli prima di Cristoforo Colombo. Rifiutandosi di credere che il mare non avesse limiti, inviò una flotta di oltre 200 navi. Ma a tornare fu un solo uomo, che parlò di una corrente che le aveva inghiottite tutte. Ancora più scettico, il re preparò una seconda spedizione, e partì lui stesso. Non fu mai più rivisto.

La spedizione non poteva riuscire, poiché le navi non possedevano né timone né bussola e soprattutto non erano adatte per navigare nell’oceano. Tuttavia il semplice fatto di averla organizzata testimonia le capacità, l’intraprendenza e la visione di cui i popoli africani possono essere capaci, allora come oggi.

 

Il terzo sovrano a lasciare una duratura traccia di sé nella Storia, e in particolare nel mondo arabo, fu MANSA MUSA (1312 – 1332; mansa significa “re” nella lingua locale). Nel 1324 partì per il pellegrinaggio alla Mecca, dove giunse accompagnato da un enorme seguito e portando con sé immense quantità d’oro, talmente tante da provocare un’inflazione. Il suo exploit contribuì a far conoscere il Mali in tutto il mondo arabo, dal Marocco all’Afghanistan. E persino gli Europei, buoni ultimi, iniziarono a collocare il regno sulle loro carte geografiche ancora terribilmente imprecise, specie se confrontate con quelle arabe.

 

La moschea di Djinguereber a Timbouctou, costruita nel 1327 da Musa I

 

Dopo di lui i successori si sforzarono di mantenere unito l’impero, ma dalla fine del Trecento incominciò il declino. Nuovi spostamenti di popoli e la perdita di territori a favore dell’emergente regno di Gao decretarono la fine del Mali.

 

L’IMPERO DI GAO fu fondato dal popolo SONGHAI. Come il Mali, era di religione islamica. Sì ingrandì a poco a poco, a spese del Mali ormai in declino. Il suo momento di gloria fu nella seconda metà del Quattrocento. Impose la sua egemonia sul corso del fiume Niger – vero cardine di tutti i regni dell’Africa Occidentale – e conquistò la città di Timbouctou, strappandola ai Tuareg.

 

Proprio a Timbouctou vennero fondate molte scuole ed accademie, i cui studiosi erano stipendiati dai sovrani. E sorsero anche numerose biblioteche, ciascuna con migliaia di volumi. Molti erano scritti in arabo, ma molti altri sono in lingue locali, che dell’arabo utilizzano solo l’alfabeto. E non mancano traduzioni dei più importanti autori classici, come Platone, Aristotele e Tolomeo, oltre naturalmente alle opere del grande studioso Avicenna.

A Timbouctou studiò e insegnò uno dei più illustri letterati musulmani dell’epoca, AHMAD BABA. Fu autore di numerosissime opere, in ogni campo: lingua araba, diritto, commenti del Corano. Oggi a lui è dedicato un centro culturale, fondato nel 1973 proprio allo scopo di conservare i manoscritti della città.

Le biblioteche e i manoscritti esistono ancora oggi. Sono però gravemente minacciati dalla violenza e dalle distruzioni operate dalle organizzazioni jihadiste. La lotta per proteggere questo straordinario patrimonio culturale è raccontata in un libro: La biblioteca segreta di Timbouctou di Joshua Hammer (Rizzoli). (qui il link al libro su IBS: https://www.ibs.it/biblioteca-segreta-di-timbuctu-vera-libro-joshua-hammer/e/9788817093828).

 

L’Impero di Gao sopravvisse fino alla fine del Cinquecento, quando dovette soccombere a una minaccia proveniente da Nord: il Sultano del Marocco.

 

 

FONTI:

François Xavier Fauvelle, Il rinoceronte d’oro. Storie dal Medioevo africano, Einaudi 2017

Joseph Ki-Zerbo, Storia dell’Africa nera, Einaudi 1977

John Reader, Africa. Biografia di un continente, Mondadori 2017

Fabio Stassi, “La donna dal grosso ombelico nascondeva l’infedele Aristotele”, La Stampa – Tutto Libri del 07 Marzo 2017

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